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Boselli: noi socialisti e i radicali? Alleanza difficile ma non chiusa

Caro direttore,

 

Pierluigi Battista ieri ha dedicato alle recenti scelte politiche del mio partito un commento molto severo, al quale è giusto io risponda per la stima che ho delle sue capacità critiche. Le alleanze politiche ed elettorali, contratte nel corso di questi anni, sono state dettate innanzi tutto dal dovere politico e morale di mantenere viva una forza socialista. Se ancora oggi si parla di questione socialista, il merito spetta certamente alle molte migliaia di militanti che hanno continuato a credere in questa idea, ma anche alle alleanze che ci hanno consentito di continuare a vivere nel Parlamento e nelle assemblee elettive. Molti pensavano infatti che il socialismo italiano finisse la sua storia sotto le macerie di Tangentopoli e non potesse continuare ad avere una propria presenza politica nella sinistra italiana, dove è sempre stato. Pierluigi Battista si ricorderà come allora i socialisti erano assediati da destra come da sinistra, i gruppi dirigenti — talvolta a ragione e talvolta a torto — erano sotto accusa della magistratura, contestati dall’opinione pubblica. Queste alleanze hanno però sempre mantenuto il filo di un dialogo improntato ad una visione riformista. La costituzione della Rosa nel Pugno ha corrisposto a tradizioni politiche ed ideali, come quella socialista e quella radicale, che si sono ritrovate spesso insieme soprattutto nel campo della difesa della laicità. I contenuti: dai temi dei diritti civili e del garantismo a quelli della modernizzazione dell’economia e a quelli di una politica estera europea ed occidentale, erano così validi che sono al centro del dibattito politico. Con i radicali non siamo riusciti a trasformare un’alleanza elettorale in un partito perché non era possibile che i socialisti adottassero i metodi e i modi di fare politica dei radicali, mentre si sarebbe dovuta trovare qualcosa di realmente nuovo. Pensare che questa sia una responsabilità solo mia e non anche di Marco Pannella mi sembra francamente ingeneroso. Anche l’interpretazione che i socialisti abbiano fatto l’alleanza con i radicali per prendere vantaggi salendo e scendendo da un taxi non è vera. Con la Rnp i radicali sono ritornati a sinistra, sono rientrati in Parlamento dopo tredici anni e sono per la prima volta nella loro storia nel governo del Paese con Emma Bonino. Il rapporto tra socialisti e radicali non è affatto chiuso tanto è vero che abbiamo assieme un comune gruppo parlamentare. Noi, però, oggi ci proponiamo non solo di mettere fine alla diaspora socialista, ma di costruire una forza riformista che sia parte integrante del socialismo europeo. È questo il senso della Costituente socialista che avvieremo con un’assemblea del prossimo 13 e 14 luglio. È un’aspirazione troppo ambiziosa? Forse lo è ma è anche l’unica via per avere in Italia, come in Europa, una forza socialdemocratica che si muova su un terreno rigorosamente riformista.

 

 

 

NOTE

segretario dello Sdi
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