RADICALI ROMA

Boselli: «Una politica di sussidi non aiuta la maternità»

Enrico Boselli, presidente dello Sdi, che ne pensa dell’emendamento sull’aborto presentato dall’Unione?

 

«Beh, ogni volta che si fanno scelte a favore di una maternità consapevole è sempre meglio poco che niente. Però…».

 

 

 

Però?

 

«Sarebbe più opportuna una politica strutturale, che punti ai servizi: asili nido, trasporti, libri di testo gratuiti, refezioni, tempo prolungato. Questo. Invece una politica fatta di sussidi, indennità, rimborsi non fa una politica per la maternità».

 

 

 

Dunque non va bene? Non prova la sensazione che questo emendamento sia una rincorsa alla politica del centro destra?

 

«Attenzione: questo è un emendamento ad una legge finanziaria che taglia brutalmente tutti i fondi sociali di trasferimenti ai comuni e alle regioni…».

 

 

 

Però non crede che questo emendamento si inserisca nel solco tracciato dal centro-destra per la revisione della legge 194 sull’ aborto?

 

«Non confondiamo i piani. Quello che sta succedendo alla legge 194 è un’altra cosa: soltanto chi chiude gli occhi non lo vede».

 

 

 

 Che sta succedendo?

 

«Tutti dicono che non vogliono toccare la 194 ed invece si è aperta una campagna per criminalizzare questa legge».

 

 

 

Una campagna portata avanti dalla Chiesa?

 

«Già. Ed in generale di fronte a questa campagna non ho mica visto reazioni decise da parte delle forze politiche. Soltanto balbettii e reticenze…».

 

 

 

Balbettii? Reticenze? Allude a qualcuno in particolare?

 

«Mi pare evidente».

 

 

 

Evidente?

 

«Ci siamo dimenticati come si comportò la Margherita di Rutelli quando in occasione del referendum sulla procreazione assistita il cardinal Ruini ha impartito agli italiani la disposizione di voto?».

 

 

 

Ce lo ricorda lei?

 

«Rutelli non ha aperto bocca davanti alle parole del cardinale. E invece ha pensato bene di prendersela con il mio partito, con lo Sdi, dipingendoci come campioni dell’ateismo. Quando invece…».

 

 

 

Invece? 

 

«Nello Sdi ci sono molti dirigenti cattolici orgogliosi di esserlo. La verità è che la laicità dello Stato è un bene per tutti, credenti e non. E invece noi dobbiamo prendere atto che la Margherita è diventato un partito a dominante cattolica. Era nato in maniera ben diversa».

 

 

 

Ovvero?

 

«La Margherita nasce come una  creatura laica. Ora è un partito  neo-integralista. Ed è per questo  che non abbiamo voluto entrare a far parte della lista elettorale  Ds-Margherita. E con questi presupposti non si può far nascere un partito Democratico».

 

 

 

E’ una critica anche per i Ds?

 

«No, anzi. La ‘rosa con il pugno’  guarda con grande attenzione ai  Ds…».

 

 

 

Che però si sono alleati con la  Margherita. Rutelli non ha soltanto tacciato di ateismo il suo partito, ma se l’è presa proprio con lei,  direttamente. Le ha dato del mangiapreti. Le ha detto che si comporta come Peppone ai tempi di  Don Camillo…

 

 «Alt! Io non sono comunista e  quindi il paragone con Peppone  non mi può riguardare. Rutelli invece, e ne sono certo, da Don Camillo si fa consigliare… ».