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Call-center: manifestazione a Roma.

Per quelli che non sono stati licenziati, andate su a chiamare i colleghi, tra poco si inizia”. L’invito parte dal microfono di uno dei membri del Collettivo Atesia. Sono diventati il simbolo della precarietà dopo il rapporto degli ispettori del Lavoro di Roma che ha deliberato per la trasformazione dei loro contratti co.co.co in contratti a tempo indeterminato. Stamane l’associazione ha organizzato una manifestazione sotto le finestre dell’azienda, per spiegare le ragioni delle loro proteste.

Ma nella piazza antistante l’Atesia il numero dei giornalisti supera quello dei lavoratori: dei 3200 impiegati del call-center, solo qualche decina è scesa ad ascoltare gli interventi, mentre chi lascia via Lamarro dopo aver concluso la giornata di lavoro, dribbla le telecamere e le domande, rifiutando di lasciare qualsiasi dichiarazione. “Terrorismo psicologico”, accusano gli organizzatori.

La vertenza è cominciata un anno fa, quando è stato inviato un esposto alla Direzione Provinciale del lavoro su iniziativa di 50 impiegati del call-center. I lavoratori lamentano un contratto flessibile privo di tutele, il cui guadagno si conosce solo a fine mese e che non supera i 500/600 euro. Senza ferie, senza malattie né maternità pagate.

“Come hanno potuto constatare gli ispettori, per le modalità operative in atto, i contratti a progetto instaurati sono tutti da considerare lavoro subordinato – dichiara Salvatore Barbato, ex-dipendente – Si tratta di contratti incoerenti persino con la legislazione vigente, la forma contrattuale applicata è illegale. Eppure, a seguito di quel esposto, ci sono stati quattro licenziamenti e 300 contratti non rinnovati. Qualcuno che invece è rimasto, si è ritrovato in busta paga stipendi da 4 euro, 15 euro”. Motivazione dei licenziamenti è stata la “lesione del vincolo fiduciario posto alla base del contratto di collaborazione”, come sostiene l’Atesia.

Claudio, che ha superato i 30 anni d’età, fa il punto sui “desaparecidos” dei call center. “La gente scompare da un giorno all’altro, o perchè licenziata o perché il contratto scaduto non viene rinnovato – afferma – accade anche a chi lavora da anni in questa azienda. Aspettiamo il 31 agosto, quando scadranno gran parte dei contratti”.
Paola, da due anni dipendente, commenta. “Ho appena saputo che una mia collega che lavorava qui da 7 anni, oggi non si è vista rinnovare il contratto. Siamo privi di qualsiasi garanzia, anche i sindacati non tutelano”. E proprio i sindacati sono stati oggetto di pesanti accuse, indicati come “il principale ostacolo da superare”.

Intanto, per il 9 settembre è stata organizzata una grande manifestazione nazionale che coinvolgerà tutti i lavoratori dei call-center d’Italia. Arriveranno da Milano e da Catania, da Cagliari e da Livorno. All’istituto romano Galilei di Viale Manzoni si ritroveranno i dipendenti dell’Atesia insieme a quelli della Tim, della Telecom, dell’Acea e dell’Alitalia.

Call-center: manifestazione a Roma.
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