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Cari compagni della Rosa, un partito non può progettarsi come minoranza

 

Ai miei amici socialisti e radicali – che hanno avviato il lavoro per dare vita a una formazione politica che richiami la cultura liberal-socialista, laica e radicale – va il mio saluto più cordiale e l’augurio di successo. Con questo animo, pur apprezzando il lavoro compiuto, mi permetto di fare alcune osservazioni e di porre qualche domanda. 

 Nel momento in cui si tende a cancellare dalla storia e dalla vicenda politica italiana, la storia e la vicenda politica del socialismo, tentare di riproporle, non come cimelio da conservare o esporre, ma come politica, valori o visione dell’oggi e del domani, è un fatto positivo che apprezzo e condivido.

 Le battaglie dei radicali per i diritti civili si sono spesso incrociate con quelle socialiste e hanno influito e condizionato positivamente la politica della sinistra nel suo complesso, anche del Pci. I cui impacci sui temi delle libertà civili e individuali sono noti e consegnati alla storia. E, per quel che mi riguarda, li avverto ancora come un monito critico da non archiviare. Tuttavia non penso che il problema che abbiamo davanti si possa risolvere sovrapponendo storie diverse ed elencando programmi che sono sommatorie di antiche e recenti posizioni dei socialisti e dei radicali.

 Quel che manca al processo di unione è un dibattito reale e franco, una comune elaborazione di temi che in questi anni hanno diviso le due formazioni. Manca una sintesi politica. Il primo tema, che a me pare centrale, è quello di capire se nasce un partito che si pone il problema del governo, non per qualificarsi come forza “compartecipante”, ma come forza che ha l’ambizione di guidare un processo politico. Come tutti i partiti socialisti.
 

Un partito non può progettarsi come minoranza, come gruppo di pressione, come sale di una coalizione. Questo è il ruolo dei movimenti, delle forze che hanno come obiettivo temi importanti, anche importantissimi, ma non tali che guardino al complesso della società per guidarla. I radicali, come i verdi sono partiti che hanno espresso “parzialità” importanti tanto da interessare la generalità della società, ma non la guida di essa. I partiti socialisti, anche quando sono stati minoranza, come in Italia, non hanno mai rinunciato ad una prospettiva di unificare la sinistra per governare in alternativa alla destra. Questa fu l’ispirazione di Nenni, De Martino, Mancini e Lombardi quando promossero il centro-sinistra; questa fu l’ispirazione di Craxi anche nei momenti di conflittualità esasperata col Pci.

 

 La mia non è una predica, ma una sollecitazione a discutere questa prospettiva con i compagni e amici radicali, che sino ad oggi hanno scelto e assolto un ruolo meritorio. Capisco che si tratta di una rivoluzione copernicana. Pongo il problema anche ai compagni dello Sdi e a quella parte del Nuovo Psi (Bobo Craxi e compagni) che si sono assunti l’onere di un processo di unificazione che, per molti versi, assume il carattere di rifondazione del socialismo liberale. Una iniziativa che si svolge in un paese dove un partito ben più grande, dove si ritrovano anche vecchi militanti del Psi, ha mostrato, soprattutto con l’ultimo congresso, di volersi qualificare come erede del socialismo, non solo per l’appartenenza al Pse e all’Internazionale Socialista, ma per avere assunto come sua la storia socialista che va da Turati a Craxi. Questo partito oggi è sollecitato e tentato di unificarsi con un partito che pone come pregiudiziale una cesura con la storia di ieri del socialismo e con l’opera di governo o di opposizione che oggi i socialisti europei esercitano nelle società moderne. Le quali sono diventate tali grazie al loro contributo e al loro continuo rinnovamento culturale; e al ruolo alternativo che svolgono rispetto ai partiti conservatori. Nei Ds la discussione su queste ipotesi politiche è stata rinviata a dopo le elezioni. Anche perché, dopo quel voto, questa è la mia opinione, tutto il quadro politico cambierà. E cambieranno anche i progetti politici di cui si parla. Tuttavia non si può ignorare che per operare la cesura a cui ho accennato è in corso una campagna politico-culturale che impegna i grandi giornali italiani, ma anche i piccoli quotidiani di opinione come questo in cui scrivo.

 

 Sia chiaro, io rispetto queste opinioni espresse anche da miei amici con cui ho condiviso una lunga battaglia politica nel Pci, prima, e nei Ds, dopo. La rispetto e ne tengo un gran conto. Ma, per quel poco che conta la mia opinione voglio contrastare quella campagna, e voglio farlo insieme ad altri amici e compagni che hanno già espresso opinioni che collimano con le mie. Mi chiedo, il partito che dovrà nascere dall’unificazione tra i gruppi socialisti e radicali, come si pone di fronte a questa questione, che, a mio avviso, è centrale per un partito liberalsocialista? La mia non vuole essere una ‘provocazione” nei confronti dei radicali che hanno sempre rivendicato, legittimamente, la primogenitura rispetto alla prospettiva di costruire in Italia un partito democratico all’americana.

 

 Vuole essere una sollecitazione a discutere e a chiarire. Un chiarimento che investe anche i problemi programmatici. Capisco l’accento posto dal congresso ai temi della laicità dello Stato nel momento in cui si è verificata una incredibile offensiva di stampo clericale. Ma questi temi non dovrebbero essere affrontati in forma ritorsiva: voi violate il concordato e noi ne chiediamo l’abolizione, anziché il rispetto.

 

 In Italia, e non solo, è in corso un dibattito politico-culturale sui temi sollevati dalla rivoluzione genetica e su altri che coinvolgono coscienze, di credenti e non credenti, nel quadro dello Stato laico. In discussione, e al centro dello scontro politico, sono anche i grandi temi della riforma dello Stato sociale e dello sviluppo, nell’ambito dei singoli Stati e nel quadro dell’unità europea. Insomma, una forza che vuole qualificarsi come liberalsocialista e vuole avere l’ambizione di guidare questi processi, deve contribuire a costruire in Italia una grande forza politica, parte del socialismo democratico europeo, e deve aprire un confronto su questi temi.

 
 Ho scritto e ho posto un interrogativo sugli obiettivi politici del partito che nasce, perché può esercitare un ruolo nel futuro della sinistra italiana. Ma per farlo, ripeto, deve porsi come forza che tende all’unità di tutti coloro che credono nell’avvenire della sinistra socialista e liberale europea. E deve farlo conducendo una forte lotta politica sui temi a cui ho accennato. Il che comporta una visione della complessità, non della parzialità, dei problemi delle società moderne della politica e dei valori del moderno socialismo democratico europeo. E’ un’impresa difficile, ed è per questo che vi auguro buon lavoro.

Cari compagni della Rosa, un partito non può progettarsi come minoranza
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