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"Caro presidente, c'è poca laicità. Vado via"

Continua l’emorragia di nomi e personalità da Forza Italia. Aumentano i transfughi illustri in direzione Unione o verso partiti che all’Unione potrebbero avvicinarsi. Ecco che dopo l’ex assessore regionale Marco Verzaschi, passato all’Udeur insieme ad alcuni consiglieri capitolini, lascia la casacca azzurra anche il capogruppo in Campidoglio Roberto Lovari, che aderisce al Nuovo Psi e sotto le sue insegne crea un nuovo gruppo consiliare in aula Giulio Cesare. ”Saluto con soddisfazione il ritorno nella casa socialista di Roberto Lovari, gia’ vicepresidente della Provincia di Roma ed oggi autorevole consigliere comunale della Capitale”, commenta il vicesegretario del Nuovo Psi Bobo Craxi. ”La sua e’ una scelta politica – afferma Craxi – compiuta con limpidezza e dignita’, che conferma il giusto orientamento delle nostre recenti prese di posizione”.

Il passaggio di Lovari da Fi al Nuovo Psi e’ in realta’ un ritorno: socialista dal ’58, Lovari aderi’ a Forza Italia nel ’99 e ad aprile scorso fu nominato capogruppo capitolino, provocando la reazione di 4 consiglieri comunali passati poi al Gruppo Misto e all’Udeur. ”Si e’ ormai esaurita, per i socialisti – evidenzia Craxi – la prospettiva di una loro permanenza in Forza Italia e nel centrodestra: e’ una cosa di cui si deve cominciare a prendere atto con semplicita’, senza alimentare polemiche e lasciando alla politica il compito di risistemare, nel futuro, ogni cosa nel suo giusto posto”. ”Per questo motivo – conclude il vicesegretario del Nuovo Psi – penso che il gesto di Lovari non restera’ isolato e che si moltiplichera’, sia nelle istituzioni, sia nell’elettorato”.

Craxi è contento, ma nel centrodestra romano, già squassato dalle polemiche sul candidato anti-Veltroni per il 2006, è di nuovo bufera. Ad accendere la polemica sono proprio le motivazioni che Lovari adduce a sostegno della sua decisione di uscire da Forza Italia. In una lettera a Berlusconi, ecco comparire tre punti fondamentali: le posizioni ”inaccettabili” sul referendum sulla procreazione assistita; il no ad un partito unico nel quale ”si sta con chi pensa che Fini ha sbagliato nelle sue dichiarazioni su Israele o nella sua attenzione agli immigrati”; il ritorno tra i socialisti nella prospettiva dell’unita’ ritrovata. Tre ragioni che dicono tutto sull’anima laica di Lovari, socialista di ferro, ma soprattutto terzo capogruppo capitolino e sesto consigliere comunale a lasciare Fi in questa legislatura. “In Forza Italia Tajani e altri mi chiamavano compagno Lovari”, dice l’ex esponente azzurro che pero’ motiva al di la’ della prospettiva dell’unita’ socialista le ragioni del suo strappo.

A difendere il vessillo azzurro ci pensa Francesco Giro, consigliere politico di Sandro Bondi: il passaggio di Lovari al Nuovo Psi ”ci sorprende anche per le fragili motivazioni politiche che lo hanno prodotto. Nella battaglia referendaria – sostiene Giro – Forza Italia ha dato ai suoi elettori piena liberta’ di voto”. Sull’alleanza con il partito di Fini, aggiunge Giro, ”il disagio di Lovari e’ bizzarro, visto che a parlare e’ un ex capogruppo che ovviamente avra’ intrattenuto in questi mesi con i suoi alleati, almeno per dovere d’ufficio, rapporti politici e istituzionali”. Quanto alla riunificazione socialista, aggiunge l’esponente Fi, ”non vogliamo certamente entrare in una vicenda politica che appartiene alla biografia dello stesso Lovari e per la quale abbiamo profondo e sincero rispetto, ma non crediamo che la questione si risolva con strappi e fughe in avanti”.

Intanto i socialisti Robilotta e Giuliano accolgono Lovari a braccia aperte e gioiscono per un trasloco che sembra un buon segno sulla via dell’unità socialista, mentre il consigliere regionale azzurro, ed ex assessore, Antonello Iannarilli sottolinea: “Fa bene Lovari a riprendere la sua strada, farebbe ancora meglio se si dimettesse da consigliere comunale. Come tutti quelli che in queste settimane hanno tradito Forza Italia, anche Lovari dimentica di ricoprire una carica politica che ha guadagnato grazie a questo partito”.

"Caro presidente, c'è poca laicità. Vado via"
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