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Cattolici nei consultori i volontari si mobilitano

  Un patto tra le associazioni cattoliche per riempire i consultori di volontari antiabortisti. Con la benedizione della Conferenza episcopale italiana e del Vaticano. Il primo segnale della mobilitazione è arrivato dall’Azione Cattolica che ha deciso di ricostituire la disciolta «Area Famiglia e Vita» della sigla ecclesiale più importante in Italia. E altre realta hanno seguito l’esempio, a cominciare dai carismatici di «Rinnovamento nello spirito» che costituiranno da dicembre decine di comunità del loro movimento «specificatamente orientate al tema della vita». L’obiettivo è presidiare i consultori pubblici. Le principali associazioni bianche, con il «placet» della Conferenza episcopale e della Santa Sede, scendono in campo come avevano già fatto a giugno nella vittoriosa battaglia referendaria sulla procreazione medicalmente assistita. L’effetto sarà imponente e sul dicastero della Salute pioveranno presto le domande di autorizzazione delle decine di sigle “non profit2 che intendono prestare assistenza alle donne e operare all’interno delle strutture sanitarie in cui si compiono le interruzioni di gravidanza. L’accordo «pro life» è stato stretto domenica scorsa in una riunione dei vertici dei movimenti ecclesiali. Ne sarà prova concreta la nascita, tra tre settimane, del nuovo “Comitato Scienza e Vita” che, in forma di associazione, prenderà il posto del comitato referendario che ha condotto cinque mesi fa la campagna astensionista sulla fecondazione assistita. L’occasione per mettere a punto la strategia del volontariato bianco è stata offerta dal trentennale a Montecatini dei Cav, i centri di aiuto alla vita. E se a giugno il Vaticano aveva lasciato alla Cci la scelta fra astensione e no al referendum, stavolta la «copertura» della Santa Sede alla strategia «pro life» è totale.

 

 

 

 Il comitato avrà il compito di lavorare, in particolare, sul fronte della «formazione rivolta ai giovani, agli adulti, ma anche alle istituzioni ed alle figure professionali che in esse operano. Ossia nei consultori pubbli ci». Un’iniziativa «benedetta» appunto, oltreché dalla presidenza della Cei, dalla Santa Sede. «E’ il modo giusto per arrivare ad una piena attuazione della 194, che è innanzi tutto una legge di tutela della maternità, mentre finora ne è stata applicata solo la parte che consente di abortire fuori dalla clandestinità – spiegano in Curia – non ha senso parlare di minaccia alla laicità dello Stato. La norma consente ai volontari quest’opera di assistenza ed è giusto coglierne l’opportunità a salvaguardia della vita». E Oltretevere approvano anche il monitoraggio deciso lunedì dal ministero della Salute: «E’ utile verificare in quali Regioni la legge ha funzionato davvero e quante donne hanno deciso di non abortire a seguito dei colloqui avuti nei consultori. Di sicuro, laddove i medici obiettori sono in numero elevato, gli aborti evitati sono di più». Quindi, mondo cattolico unito e compatto, assieme al Movimento per la vita, nella difesa della maternità e determinato a replicare la metodologia di azione già sperimentata nel referendum di giugno. Le sigle più rappresentative della galassia bianca si ricompattano sulla necessità, per dirla con Luigi Alici, presidente dell’Azione cattolica, “di non perdere il treno che sta passando per i laici cattolici”. E nella mobilitazione per la prima volta accanto al Movimento per la vita, figurano pure le Acli. Schierarsi con le organizzazioni «pro life», è «un segno dei tempi», spiega il leader delle Acli Luigi Bobba.

 

 

 

 Il fine è «trarre il massimo beneficio» dall’apertura del ministro Storace sulla presenza attiva del volontariato nei consultori. «Non capisco perchè vadano bene i volontari per i barboni e non vadano invece bene i volontari che aiutano le donne ad essere libere di non abortire», puntualizza Bobba. Ed è Lucia Fronza Crepaz, presidente di «Famiglie nuove», a lavorare in modo particolare alla «strategia comune del mondo cattolico sul fronte della vita». Si tratta di una mobilitazione ancora più ampia di quella che si è registrata sulla procreazione assistita. «Una certa parte del mondo cattolico non si è mobilitato in occasione del referendum – precisa il direttore di «Rinnovamento dello spirito» Luca Marconi – ora proveremo a coinvolgere le comunità che allora non si sono sensibilizzate. La cultura della vita deve vedere un corale impegno dell’intero mondo cattolico». In prima linea pure il Terzo Settore. “Da mesi stiamo sperimentando una grande amicizia tra associazioni e movimenti – osserva il portavoce Edo Patriarca – è un’amicizia che non deve andare persa” . A tracciare le linee-guida del «patto» è Luisa Santolini, presidente del Forum delle famiglie: «Dobbiamo tenere vivo nella società il dibattito sui temi della vita. I mass media ci sono contro, ci muoveremo per vie alternative», incluso il «tam tam« nelle parrocchie e la divulgazione nelle scuole. Il «quartier generale», a segnare continuità con il comitato referendario, avrà ancora la guida della scienziata cattolica Paola Binetti.   

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