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«Che tristezza quei politici in cerca di legittimazione»

Fuori dal coro, come sem­pre, il ministro Arturo Parisi, è preoc­cupato «perché le dichiarazioni che hanno pre­ceduto e og­gi accompa­gnato la pre­senza dei politici a San Pietro auto­rizzano il sospetto   che molti erano invece lì co­me rappresentanti  di parte e per ragioni poli­tiche, e confermano il giudizio che alla vigilia ci ha portato a denunciare il loro contributo come strumentale ed equivoco».
 
«Non ricordo – aggiunge – nessun precedente simile neppure al tempo dell’unità dei cattolici attorno alla Dc. Chi riuscirebbe a ricordare e neppure ad immaginare De Gasperi alla guida della sua parte a Piazza San Pietro? Se il silenzio del Vescovo di Roma alla Sapienza, è stato per noi un fatto triste, le parole dette per spirito di parte oggi a Piazza San Pietro sono un fatto tristissimo. Due modi diversi per mancare di rispetto al valore della religione, e allo stesso tempo alla laici­tà della politica. Non possiamo conti­nuare così. È necessario che quanti hanno a cuore la pace religiosa del Paese, cioè il bene dell’Italia, cooperi­no tra loro – auspica – per interrompere questo processo». Anche il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, prova «una certa tristezza nel vedere tutto “l’estabilishment” politico del centrodestra utilizzare l’Angelus del Papa a fine di polemica politica inter­na.
 
Così come la perdita di autonomia di una classe politica che cerca sistema­ticamente una fonte di legittimazione esterna dalle gerarchie ecclesiastiche».
 
Per il radicale Cappato «dopo aver diffuso per giorni la menzogna di un Papa censurato, a reti unificate, è stata convocata oggi piazza san Pietro co­me il fascismo convocava piazza Venezia».
 
Il segretario del Partito socialista, Enrico Boselli, sottolinea come «la presenza di esponenti politici oggi all’Angelus non aveva le caratteristica di una partecipazione ad un evento religioso, ma quello di una vera e propria manifestazione propagandi­stica».
 
E il ministro del Prc, Paolo Ferre­ro: «La pretesa di poter intervenire continuamente nella dialettica politi­ca senza che le proprie posizioni ven­gano contestate, in nome del fatto che si tratterebbe di posizioni non politiche ma reli­giose, mi  pare una pretesa ecces­siva, priva di fondamento e al di fuori della lettera e dello spirito del Concordato. Anche per questo è sempre più urgente varare una legge sulla libertà religiosa in Ita­lia, superando la legislazione sui “culti ammessi” del 1929».

«Che tristezza quei politici in cerca di legittimazione»
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