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Chi remava contro (non solo a destra)

  Il sospetto era stato insinuato pochi giorni fa da Nicola Di Giacobbe, responsabile nazionale di Unica Taxi della Cgil: “Non è solo il centrodestra che rema contro l’accordo fra il Campidoglio e i tassisti. Anche una parte del centrosinistra non lo vuole”, aveva detto il sindacalista che gira con la tessera dei Ds in tasca, dopo una lunga militanza nel vecchio Pci. La simpatia delle sigle auto bianche ”ribelli” per Francesco Storace, Gianni Alemanno e per la destra in genere era già nota. Ma a chi si riferiva Di Giacobbe quando ha sottolineato il “tradimento” nella maggioranza? Molti hanno subito pensato all’ala piu liberista della coalizione: i Radicali. Daniele Capezzone gia a luglio aveva criticato l’ammorbidimento del decreto Bersani seguito alle violente proteste di piazza e poi anche l’intesa di un mese fa.

 

 

 

In realtà, osservano fonti interne alla Cgil, Di Giacobbe si sarebbe riferito anche alla Margherita. ”Pensavo a tutti quelli che hanno criticato la categoria e il tentativo di mediazione del sindaco”, taglia corto il sindacalista. Ma la linea di Veltroni dalle parti di Francesco Rutelli, non è un mistero, non ha suscitato grandi entusiasmi. Il leader stesso della Margherita, quando era sindaco della Capitale, avrebbe voluto una liberalizzazione vera dei taxi. Ci aveva provato, ma aveva incassato dodici giorni di sciopero selvaggio e una violenta campagna diffamatoria e denigratoria nei confronti della moglie, Barbara Palombelli. Era stato costretto a rinunciare. E durante i giorni caldissimi delle proteste dello scorso luglio, mentre Bersani trattava, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta, minacciava la precettazione dei tassisti romani: anche lui era per la linea dura. Addirittura era stata ventilata l’ipotesi di rilasciare licenze temporanee di taxi per piegare la rivolta. “Avrei preferito misure più incisive”, aveva poi commentato Rutelli dopo la pace fra Bersani e i tassisti.

 

 

 

 L’accordo raggiunto ieri sera, che ricalca nei principi l’intesa di luglio, rafforzerà forse realmente il servizio come si augura il Campidoglio, ma dai primi segnali che emergono potrebbe rischiare di aprire un nuovo fronte di polemiche interne alla maggioranza. “Non è una liberalizzazione”, dice Donato Robilotta, capogruppo in Regione dei Socialisti riformisti della Rosa nel pugno. “Nelle modalità scelte per l’applicazione del decreto Bersani – aggiunge Robilotta – il mercato resta chiuso, non c’e alcuna apertura alla concorrenza, le licenze restano nelle mani di chi gia le deteneva”. E non c’è nemmeno l’abbassamento delle tariffe, che secondo i manuali di economia è uno degli effetti virtuosi dell’apertura del mercato. Anzi, viene introdotto il prezzo fisso nelle corse fra il centro di Roma e gli aeroporti. E poi all’orizzonte si profila l’aumento delle tariffe. “E’ una follia. Il decreto Bersani nasceva anche con l’obiettivo di rendere il servizio meno caro per gli utenti. La settimana prossima presenterò alla Pisana il disegno di legge di Capezzone, che prevede una nuova licenza a ogni tassista. E se qualcuno rinuncia, quelle eccedenti saranno messe all’asta: è l’unico modo per aprire il mercato e potenziare il servizio”.

 

 

 

 Ds romani, Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi e liste civiche varie si sono comunque stretti intorno a Veltroni per raggiungere l’obiettivo prioritario indicato dal sindaco: rendere appunto il servizio più efficiente. Una parte della Margherita e la Rosa nel pugno invece, come già accennato, non hanno affatto apprezzato. Già nei giorni scorsi, quando hanno capito che il Campidoglio si preparava ad aprire sull’”adeguamento delle tariffe”, avrebbero cercato di spingere per convincere Veltroni a irrigidire la posizione, per tentare di salvare almeno in parte lo spirito originario del decreto Bersani. Del resto la liberalizzazione dei taxi era indicata chiaramente come uno dei punti del programma dell’Unione presentato da Romano Prodi prima delle elezioni. “Fra qualche mese verificheremo se le misure concordate funzionano, altrimenti bisognera rimettere mano alla legge”, aveva detto a luglio Rutelli. E il primo banco prova sara appunto la Capitale. 

Chi remava contro (non solo a destra)
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