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"Ci siamo ancora e chi ci ammazza…"

Siamo all’appuntamento che abbiamo sempre cercato e non credo che riescano ad ammazzarci neanche questa volta”. Sul tavolo Marco Pannella ha tre pacchetti di Marlboro e due scatole di sigari, passa dall’una all’altro senza neanche spegnerli, ma non sono questi i killer cui si riferisce. Sono i cosiddetti osservatori esterni (giornali, vescovi, politici) e i potenziali alleati dell’Unione che apertamente o subdolamente osteggiano il suo ingresso nel centrosinistra.

Aveva messo in conto questa resistenza?

“Non mi sorprende. La vera sorpresa è quella fatta da noi: i socialisti che si qualificano come liberali. È questo nuovo soggetto che non è radical-socialista come dicono o scrivono quanti lo vorrebbero ghettizzare. È -semplicemente e grandiosamente- un soggetto liberale. Allo Sdi non perdonano di aver abbracciato questo termine. I media lo evitano con cura, giungono al massimo a definire questa cosa “laica, ma mai “liberale””. Noi ripeteremo fino all’esaurimento che è un soggetto liberale”.

Allargando così il fronte degli ostili: con i cattolici, anche la sinistra estrema.

“Chi, Bertinotti? No, Fausto guarda con curiosità e interesse a quanto sta avvenendo. Lo so perché gli parlo spesso. Il problema non è lui, ma la cosa che stiamo costruendo, che sfugge perché è nuova. E inquieta i riformisti superficiali, non ritormatori”.

Fra i più inquietati chi mettiamo?

“È stato indicato Rutelli, ma Francesco nei nostri confronti è stato serio -controllatissimo, certo- però abile, ben dosato. Semmai è Prodi che forse non ci vuole. Ai referendum si è comportato prudentemente tuttavia è andato a votare, e a Fiuggi è stato presente un uomo a lui vicinissimo come Andrea Papini: il che dimostra perlomeno serenità da parte sua. Ma non si è ancora capito se ha la volontà politica di favorire questa strada da noi intrapresa. Quanto a Fassino, sembra voler ridurre il problema all’Unità socialista, ma da Vannino Chiti sono arrivate cose splendide. Profonde, anche commosse”.

A questo punto vede il bicchiere più pieno o più vuoto?

“Ci sono segnali contrastanti, ma poiché ci accusano sempre di essere ipercritici. Insisto nel non guardare solo il negativo”.

E i vescovi e i politici che li seguono?

“Ha fatto bene a non citare i cattolici. Perché questa confusione è ipocrita, insopportabile. Non c’è dicotomia fra noi e loro se parliamo di credenti. Il laico è un credente e il credente è laico. E il guaio oggi non siamo noi laici, ma i 25mila parroci militarizzati, costretti ad affiggere un cartello in cui invitavano ad astenersi al referendum. Sono queste le cose che vanno annotate, e non sottovalutate come si è fatto e si fa. Indignano i Pacs o i matrimoni gay? Ma non sono nulla di fronte alla barbarie pontificia che preannuncia la chiusura dei seminari a ragazzi, quindicenni, sospettati di essere omosessuali. E come lo verificano? Con l’analisi del sangue? Non mi dicano che è un eccesso di anticlericalismo denunciare questo”.

Per voi l’analisi del sangue è prevista dall’Unione.

“Già, la storia del programma… lo non nego che ci saranno differenze, anche divisioni, sulla politica sociale o internazionale, ma se c’è una forza della quale si sa chiaramente cosa vuole siamo noi, e il documento che abbiamo impostato con lo Sdi è una miniera di proposte su cui è possibile confrontarsi…Tanto più che l’Unione un programma ancora non ce l’ha. Se dicono che sono i punti stilati per le primarie, rispondo che le primarie non ci riguardano. Insomma, mi pare un bel pretesto”.

Par di capire che dovete fare appello all’ottimismo della volontà per continuare.

“Al realismo come lo intendiamo noi, che non è realpolitik. Ma è il realismo dei Fortuna, BIair, Zapatero, nomi che non a caso ho scelto io come nostri riferimenti”.

A proposito, 40 anni fa, primo ottobre del’65, Loris Fortuna depositava la legge sul divorzio in Parlamento. È un cerchio che si chiude?

“Non è un cerchio, e non si chiude. È una storia che poteva concludersi in 40 o 50 anni e oggi invece si presenta come una sorpresa: liberale, socialista, laico. radicale è diventato un sinonimo. Ciascuno di noi è l’insieme di queste cose”

"Ci siamo ancora e chi ci ammazza…"
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