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Coda da grande mostra per lo «Stato laico»

I primi a stupirsi di quella inaspettata folla sono stati gli stessi organizzatori. Mai si sarebbero immaginati quel «serpentone» di gente in piazza, tutti pazientemente in attesa sotto un acquazzone incessante, in una domenica pomeriggio segnata oltretutto dal blocco delle auto nel centro storico. Non c’era infatti nessuna grande mostra, ieri ai musei Capitolini in piazza del Campidoglio. Solo un convegno dal titolo «L’autonomia dello Stato laico: presupposti e garanzie», organizzato dall’Associazione nazionale del Libero Pensiero «Giordano Bruno» e ospitato nella Sala Pietro da Cortona: location in dissonanza, quante altre mai, con il tema dell’incontro, così cattolicamente contrassegnata dai busti di Benedetto XIV e Pio VII, dal quadro di Urbano VIII benedicente e da una miriade di ascensioni, martiri, miracoli e perdoni su tavola e su tela.
«Evidentemente c’è più bisogno di laicità di quanto non si creda», dice al microfono Maria Mantello, una delle relatrici del convegno («Proibizioni dell’anima o libertà di pensiero e di scelta?», il titolo del suo intervento), nonché presidente della sezione romana dell’associazione: «Saluto e mi scuso con le tante persone che non sono potute entrare e che, ci dicono, sono ancora in attesa sulla piazza».
Per la sala intitolata al pittore cortonese gli ingressi concessi erano infatti solo 120 e neanche uno di più: tanto che il passi per il convegno è presto diventato un agognatissimo premio alla pazienza. Per ogni persona che usciva, ce n’era infatti un’altra pronta ad entrare ancora alle 19, a convegno ormai quasi terminato (l’inizio, alle 16). Di sicuro i titoli delle relazioni in programma e l’impostazione dello stesso incontro (dotto, filosofico, comunque indirizzato a un target medo-alto») non lasciavano presupporre una folla almeno dieci volte superiore alle aspettative.
Così come non ci si aspettava quel pubblico tutt’altro che silente, anche se compostissimo: in luogo dell’abituale assenza di rumore che spesso caratterizza ogni tipo di assise culturali, ieri si è infatti assistito ad applausi continui che interrompevano i passaggi salienti delle varie relazioni. Tra le altre, «Dal potere elitario al potere di tutti. La lezione di Aldo Capitini», di Franco Ferrarotti; «Filosofia e spiritualità dello Stato Laico», di Luigi Lombardi Vallari; «I costi del concordato», di Federico Coen; «La via della ragione», di Roberto Vacca e «La laicità nella Costituzione Repubblicana», di Gianni Ferrara.
Le grida Bravooo e Bravaaa hanno così accompagnato i tanti riferimenti all’«indebita invasione delle gerarchie vaticane nella vita pubblica», ai «gendarmi dell’anima che dettano precetti», e a «quella laicità che siamo qui per difendere con fermezza».
Inevitabili inoltre, tra un dotto riferimento e l’altro, i richiami all’attualità, caratterizzata, secondo i relatori, da «un’ingerenza della Chiesa nella vita pubblica italiana destinata a durare». Si è parlato infatti anche della recente esenzione Ici per gli immobili del Vaticano destinati a uso commerciale, di diritti, sessualità, omosessualità, pillola del giorno dopo, divorzio e aborto. Ribadendo spesso che «ogni atto di fede è rispettabilissimo», ma che la laicità di uno Stato è altra cosa.
Obiettivi polemici sia a destra, sia a sinistra, sia in alto: Ruini e Ratzinger, tutto il governo attuale, ma anche «quei campioni di opportunismo come Amato e D’Alema, pronti a scandalizzarsi solo perché qualcuno ha osato mettere in discussione il Concordato».
Edoardo Sassi

Coda da grande mostra per lo «Stato laico»
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