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Comitato Nazionale di RI: relazione di Rita Bernardini

Il mio augurio iniziale per i lavori di questo nostro Comitato è che ognuno porti il suo contributo di approfondimento critico sulla nostra realtà, su ciò che abbiamo fatto dal Congresso di Rimini in poi, sulle prospettive future, se ve ne sono e credo che ve ne siano, degli indirizzi presi, in particolare della scelta di dare vita al soggetto politico della Rosa nel pugno.

Con le 1.396 iscrizioni raccolte fino al 30 maggio, Radicali Italiani è al 62.5% del totale delle iscrizioni dell’anno scorso, ma al 44,4% degli introiti totali dell’anno passato. Tra iscrizioni e contributi sono entrati 287.313 euro. Il forte divario è dovuto sia alla diminuzione dei contribuenti non iscritti (siamo solo al 21% del totale dell’anno passato), sia alle iscrizioni a pacchetto che per Radicali Italiani sono state 406 (+ 98 da completare da qui al congresso). Ricordo che per le iscrizioni a pacchetto, a RI entrano solo 75 euro perché il resto va a coprire le spese generali della sede. Piccola nota positiva: per la prima volta da anni è diminuito sia il debito nei confronti del PRT al quale abbiamo restituito quasi 20.000 euro (per l’esattezza 19.836 €), sia quello nei confronti della Lista Pannella diminuito di 16.457 euro.
E’ bene però ricordare, anche in questa occasione, quale è l’entità del debito nei confronti dei soggetti dell’area radicale, visto che nonostante i miglioramenti dovuti in primo luogo alla drastica riduzione dei costi di gestione, esso rappresenta a tutt’oggi oltre 90 % dell’indebitamento generale di Radicali Italiani:
€ 1.296.904 nei confronti del PRT
€ 424.861 nei confronti della Lista Pannella
€ 54.804 nei confronti degli altri soggetti dell’area radicale.

Tornando ai dati iniziali e alla forte riduzione delle entrate, posso semplicemente dire che abbiamo retto perché la nostra struttura è ridotta ai minimi termini. Per senso di responsabilità, infatti, abbiamo fissato ad aprile la scadenza di tutti i contratti di collaborazione politica per rifare il punto all’indomani del risultato elettorale. Perciò la pianificazione finanziaria che presento al Comitato e che vi invito ad esaminare è al 30 maggio. Come potete notare il saldo del periodo, rispetto alla previsione, è positivo per 8.649 euro. Da quanto fin qui esposto, è indubbia una cronica inadeguatezza in termini di iscrizioni e di raccolta di contributi del soggetto politico Radicali Italiani. Cronica perché si tratta di un dato confermato nel corso degli anni aggravato, a mio avviso, nell’ultimo periodo dall’aspettativa nei confronti del decollo della Rosa nel pugno, partito al quale un certo numero di nostri compagni vecchi e nuovi attendono di potersi iscrivere.
La Rosa nel pugno – da Fiuggi ad oggi, cioè in otto mesi – ha affrontato il battesimo di due tornate elettorali e della formazione del Governo. Per gestire queste fasi, ciascuna delle componenti ha contribuito a dare vita a strutture comuni come la Segreteria e la Direzione Nazionale e, in questi ultimi giorni, la formazione del Gruppo parlamentare con tutti i suoi gradi di responsabilità. Inoltre ci si è avvalsi del coordinamento di compagni che – su base regionale – hanno gestito sia le raccolte di firme per le presentazioni delle liste, sia la campagna elettorale vera e propria in collegamento con le realtà radicali e socialiste presenti sul territorio. Tra mille problemi, abbiamo lavorato assieme, radicali, socialisti dello SDI, militanti ed esponenti dell’Associazione Coscioni e della FGSI, facendoci passare i tanti mal di pancia i cui spasmi non ci hanno mai abbandonato. E se siamo oggi qui a discutere, analizzare, sviscerare è perché siamo stati capaci di mettere dentro tutto questo casino contenuti politici di grande portata che ci hanno fatto superare diffidenze, sospetti e timori che avrebbero potuto travolgere le speranze e le aspettative iniziali. E siamo stati capaci, in nome di un’azione capace di cambiare le cose in politica, anche di grandi generosità come la scelta di aprire le liste, di coinvolgere personalità come Lanfranco Turci e Biagio De Giovanni.
Per noi radicali il momento più difficile è stato (è, se non tentiamo di superarlo) quello della prova delle amministrative. Marco Pannella lo ha ripetuto ogni domenica nella conversazione con Bordin: la Rosa nel pugno si appresta ad eleggere dappertutto decine e decine di compagni socialisti. E qui consentitemi di ringraziare Marco Cappato, Daniele Capezzone ed Emma Bonino che generosamente si sono spesi a Milano, Torino e Roma. C’è chi possa pensare che fossero travolti dalla voglia di candidarsi a guidare le liste nelle più importanti città, sapendo che l’ultimo socialista organizzato sul territorio avrebbe preso più preferenze di loro? Quante preferenze pensate abbiano preso in passato Boselli o Intini quando si sono candidati alle amministrative nello SDI? A Roma, nel 2001, Intini capolista arrivò 9° con 114 preferenze! Pensate ad Emma che fra un’assemblea alla Garbatella e una presenza sulla via Tuscolana doveva gestire la fase del suo ingresso al Governo mentre mani felpate tentavano di svuotare il suo Ministero sottraendo competenze e deleghe! Abbiamo, come sapevamo, contribuito ad eleggere dappertutto compagni socialisti; questa fase che si porterà appresso l’ultimo strascico dei ballottaggi e della formazione dei governi locali, nel giro di pochi giorni sarà definitivamente passata… come a nuttata.
Per i tanti insoddisfatti del risultato elettorale delle amministrative, per le poche preferenze prese, mi permetto di fare alcune domande semplici: quanti radicali ci sono fra i 150.000 eletti nelle istituzioni di ogni ordine e grado? E fra i 280.000 che da queste istituzioni hanno avuto incarichi e consulenze? Vogliamo aggiungere a tutto questo gli eletti nei consigli di amministrazione delle Asl o delle municipalizzate, negli enti o nelle fondazioni bancarie? Come si prende il grosso delle preferenze, togliendo la quota minima delle preferenze d’opinione? Se nelle liste radicali presentate storicamente nei comuni (pochissime, poche unità) le preferenze si aggirano fra il 3,5% e il 10%, negli altri partiti queste percentuali vanno dal 40% al 70-80%. La domanda ch’io pongo è questa: va riformato o no questo sistema per cui da una parte c’è chi sta fuori e ricerca voti attraverso la proposizione di riforme e obiettivi politici e chi i voti li acquisisce, per non dire li acquista? Le mie non sono domande moraliste, riguardano – credo – la democrazia nella sua essenza. Quando i nostri compagni della RNP di Aprilia ci segnalano il caso di una società che per riscuotere i tributi dei Comuni trattiene per sé il 30% degli introiti, di cosa parliamo? Di pizzo legalizzato, credo… con tutto il suo naturale strascico di mazzette e tangenti. E non si tratta di “recupero crediti”, per il quale un alto aggio sarebbe perlomeno giustificato, ma della normale riscossione dei tributi versati dai cittadini.

Possiamo trovare sponde politiche per intervenire in questo sistema, riformandolo? Noi ci abbiamo provato attraverso iniziative “scardinanti” come potevano essere quelle referendarie sui sistemi elettorali, sui partiti e sindacati e siamo arrivati vicinissimi al successo.

Ora bisogna, io credo, guardare avanti e capire – spero nel vivo di lotte politiche – se l’amalgama della Rosa nel pugno possa funzionare ed essere feconda per il Paese. Noi, quelli che siamo, fecondi lo siamo stati, senza mai avere la pretesa di voler cambiare le cose in un momento. O c’è chi pensa che conquiste come il divorzio e l’aborto siano state il frutto di una breve stagione di lotte?
Il potere di grazia è stato restituito al Presidente della Repubblica. Il Ministro Mussi ritira la firma sulla dichiarazione italiana in Europa contro l’utilizzo a fini di ricerca in tutti i paesi della comunità delle cellule staminali; penso al nostro incontro con Luca sei anni fa
, al comitato di bioetica, alla nascita dell’associazione Coscioni, al referendum, al congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica… Abbiamo oggi la ministra Turco che si dichiara favorevole alla possibilità d’uso della RU486 e della epidurale per il parto indolore, e il buon Mastella che si dichiara disponibile per la grazia a Sofri e per l’Amnistia. Andiamo a vedere le date d’inizio di queste lotte che ora possono trovare uno sbocco positivo. Anche in economia il Governo può trovare nella Rosa nel pugno una sponda importante per contrastare le spinte più stataliste (comuniste direi) che ci sono nella compagine dell’esecutivo. Non sono tutte rose, certo. Altrimenti, avremmo avuto più del 2 e mezzo per cento. Io penso che Emma riuscirà a trasformare in un tesoro di buona politica quel Ministero che volevano rifilarci come sòla.

Un punto dolente, è sicuramente quello delle legalità (che comprende l’informazione) e delle riforme istituzionali e che si riallaccia a quanto affermavo in precedenza sul sistema-Italia. C’è la lotta del senato, degli otto senatori eletti ai quali è stato sbarrato l’ingresso di Palazzo Madama. Possiamo fare l’economia di questo impegno quando Marco Pannella ha rischiato la vita per il ripristino del plenum della Corte Costituzionale e della Camera dei deputati nella passata legislatura? Io credo di no, anche se riguarda direttamente la nostra forza politica alla quale sono stati sottratti quattro degli otto senatori, e direttamente le nostre persone. Deve essere questa l’iniziativa dei prossimi giorni e mesi assieme a quella dell’amnistia, cercando di avere cura delle piccole cose come abbiamo fatto in campagna elettorale, con Emma, per il diritto di voto dei detenuti e dei disabili e come hanno fatto i compagni in molte città italiane.

Poi c’è la madre, dal mio punto di vista, di tutte le battaglie che è quella sulla legge elettorale che deve andare di pari passo con la costituzione del Partito Democratico di qua e di qualcosa di analogo di là, nel centrodestra. Fassino – a differenza di D’Alema – ha aperto uno spiraglio per la Rosa nel Pugno. Vedremo… Ma questa legge elettorale è quanto di peggiore si poteva fare per dare man forte all’occupazione partitocratica di ogni forma di potere. E non è vero che l’ha voluta solo il centrodestra che si è assunto la responsabilità di approvarla: l’hanno voluta tutti, perciò sarà difficilissimo ribaltarla per tornare al nostro progetto dell’uninominale secco ad un turno. Dobbiamo ricominciare da capo, attrezzarci e trovare le nuove armi per restituire potere decisionale ai cittadini elettori. Ma anche di questo dobbiamo parlare nella Rosa nel pugno.

Potremmo fare ben poco però su questi fronti di lotta se Radicali Italiani non vive e non giunge vivo al momento e ai momenti di confronto e di dialogo. Così rischiamo di sostenere ragioni e speranze con la forza di un moribondo e ben poco rimarrà della nostra essenza nella RNP. Ecco perché ritengo debba essere impegno di tutti per i prossimi mesi quello del nostro rafforzamento mentre diamo vita al processo costituente della Rosa nel pugno, cedendo via via quote di sovranità fino a giungere alla chiusura di RI quando il nuovo sarà così forte da camminare da solo. Ma le quote – per cederle – dobbiamo averle, acquisirle conquistarle e sono convinta che questo dovrà essere il nostro impegno dei giorni a venire.

Comitato Nazionale di RI: relazione di Rita Bernardini
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