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Comizio in piazza San Giovanni e in piazza Navona purché il 12 maggio non si parli di Lepanto

Cara Europa, ricevo da amici un ritaglio di giornale, mi sembra il Riformista, dove Boselli e Pannella firmano un appello ai cittadini affinché la sera del 12 maggio si ritrovino in piazza Navona per celebrare il 33°anniversario della vittoria del divorzio. A suo tempo tutti nella mia famiglia votammo a favore del nuovo istituto, e andrò con piacere in piazza Navona, simbolo storico delle conquiste laiche della repubblica. Ma mi dispiace dover celebrare vecchie vittorie piuttosto che nuovi avanzamenti civili: per i quali temo moltissimo, dopo aver letto che al congresso della Margherita De Mita ha detto «guai per tutti a riaprire una questione cattolica in Italia».GIUSEPPINA PERILLI, ROMA

Risponde Federico Orlando: Cara amica, grazie della segnalazione di questo appello, che io – vecchio liberale e convinto divorzista, nonché autore materiale, insieme all’amica Beatrice Rangoni Machiavelli e altri, del testo di legge Baslini, che fu unificato nella legge Fortuna-Baslini – naturalmente non ho ricevuto. Non credo si tratti di uno sgarbo personale dei soliti acchiappatutto, debbo pensare che si sia solo all’inizio di questo tam tam comunicativo. In ogni caso, la scorsa settimana l’abbiamo passata a seguire congressi (Sdi, Udc, Ds, Margherita) e abbiamo avuto poco tempo per leggere di altre cose; compresa la ricorrenza del divorzio, che non è una ricorrenza canonica, trattandosi del 33° anniversario (12-13 maggio 1974).
Penso dunque che i promotori del festeggiamento abbiano inteso ricordare le conquiste di civiltà laica (anzi, di pura e semplice civiltà), proprio nel giorno in cui una parte degli eredi degli sconfitti del 1974 celebra a Roma il family day, alcuni anche con intenti clericali e antigovernativi, ma i più per riaffermare ciò che sta nel senso comune di tanti, noi compresi: e cioè che le battaglie di progresso si fanno con graduali riforme e integrazioni delle leggi esistenti, non con clamorose rotture di consuetudini in cui qualcuno vede “valori” e qualcuno vede nient’altro che situazioni di fatto. Solo grandi e generali svolte ordinamentali (divorzio, aborto, diritto di famiglia, abolizione del marchio “NN”, abolizione della patria potestà e dell’autorità maritale, abbassamento della maggiore età, ecc.) richiedono clamorose rotture, anche per sottolineare la nascita di tempi nuovi. Però le grandi svolte “rumorose” sono possibili perché la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne sono convinti che la novità sia non più rinviabile, come fu per il suffragio universale maschile e femminile nel 1946. E come invece non fu per l’ultimo referendum sulla procreazione assistita, dove parecchi, anche fra noi laici, non capivano chiaramente dove fosse il limite tra manipolazioni necessarie e sostanziali diritti. Sui temi aperti alla discussione e non ancora largamente condivisi, io penso giolittianamente che Stato e Chiesa debbono procedere come le “parallele che non s’incontrano mai” (nel senso che non s’intorcigliano l’una nell’altra, combinando casini per tutti); e perciò penso abbia fatto bene De Mita a scongiurare il rischio di una «nuova questione cattolica» (che si scongiura se si è in due) , così come penso abbia fatto male il congresso Ds a non ribadire con vigore le ragioni non negoziabili della laicità di uno Stato moderno. Del resto, ho un ricordo piuttosto sbiadito del vigore “berlingueriano” a favore del divorzio: per il quale votarono invece non solo gli elettori dei partiti laici, ma anche tantissimi cattolici e missini, nonostante Fanfani e Almirante. Fu una vera “unità di popolo”, al di là delle divisioni di classe: al punto che nei suoi Diari, parlando della celebrazione conclusiva la sera del 13 maggio 1974, Pietro Nenni scrisse: «Non avrei mai immaginato di fare un comizio insieme a Malagodi ». Neanche Malagodi l’aveva immaginato, ne sono testimone Ma i rispettivi elettori, e tutti gli altri, non avrebbero permesso assenze diplomatiche. Ne parleremo ancora, e può darsi che il 12 ci vedremo in piazza Navona.

 

Comizio in piazza San Giovanni e in piazza Navona purché il 12 maggio non si parli di Lepanto
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