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Consultori, sinistra e laici contro il piano Storace

  Mentre si allarga il fronte delle Regioni favorevoli all’uso della pillola abortiva (oltre a Piemonte e Toscana è arrivato l’ok dalla Liguria), è polemica sulla proposta del ministro Francesco Storace, anticipata ieri dal Corriere della Sera, di riformare i consultori familiari con la presenza di volontari del Movimento per la vita, dunque anti-abortisti. Plaude all’iniziativa il mondo cattolico e gran parte del centrodestra, si indigna la sinistra. E i radicali chiedono le dimissioni di Storace. Il ministro replica: «La sinistra è in confusione ideologica. La legge 194 è nata per prevenire l’aborto, non solo per legalizzarlo, ed è dovere del governo far sì che venga applicata». Durissimo il giudizio di Livia Turco, responsabile Welfare dei Ds. «E’ inaudito – dice la Turco – che un ministro rilanci un servizio pubblico attraverso la scelta di una sola associazione». Marco Rizzo, eurodeputato dei Comunisti italiani, accusa il ministro di oscurantismo e misantropia e giudica pericolosa l’apertura ai volontari del Movimento per la vita. «Persone – dice Rizzo – che potrebbero svolgere un ruolo di pressione psicologica sulle donne».

Storace incassa invece un giudizio positivo dal compagno di partito Riccardo Pedrizzi («Proposta encomiabile e meritoria») e dal capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontè. «Bene Storace – ha detto il presidente dei deputati dell’Udc – al di là delle farneticazioni dei soliti radicali, la legge 194 deve ancora essere grandemente applicata nel suo articolo uno. A noi interessa invece la difesa della vita e della donna. Aspettiamo Storace in Parlamento per sapere quale azione il governo intenda adottare per dare almeno piena attuazione alla 194». Favorevole alla proposta anche Grazia Sestini (FI), sottosegretario al Welfare, che però avverte: «E’ indispensabile un accordo con le regioni e nei consultori devono entrare più associazioni». Movimento per la vita che ieri, per bocca del segretario generale Olimpia Terzia, ha spiegato la sua posizione. «Storace ha accolto la nostra proposta per liberare il consultorio dal ruolo di dispensatore di certificati per l’aborto – spiega – che andrebbe affidato a un’altra struttura e assegnargli il compito esclusivo di accogliere e sostenere le future mamme».

Intanto un’altra regione, la Liguria, introdurrà negli ospedali la pillola Ru486. Lo ha deciso l’assessore alla Salute Claudio Montaldo, che ha accolto una richiesta di Salvatore Garzarelli, primario di ginecologia dell’ospedale San Paolo di Savona. «Sperimenteremo il farmaco per tre mesi – sottolinea l’assessore – poi decideremo di entrare a regime. Non condividiamo la posizione del ministro. Se c’è un farmaco che può aiutare le donne e non viola le legge 194 deve essere utilizzato». La prima interruzione della gravidanza entro gennaio. «Stiamo aspettando il sì del Comitato etico dell’azienda ospedaliera», spiega Garzarelli.
Domani in Toscana si svolgerà un summit della Regione per fare il punto sulla situazione e stabilire quanti sono gli ospedali che hanno richiesto la pillola abortiva.

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