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Cura del dolore Italia in ritardo, mancano i centri

Nel 1999, ministro della Sanità Rosy Bindi, vennero stanziati 206 milioni di euro finalizzati alla realizzazione in Italia di 188 hospice per malati terminali o cronici, affetti da malattie progressive (il caso Welby ad esempio). Compito: curare il dolore e garantire qualità di vita a un malato che sa di non poter guarire. L’ultima finanziaria, dicembre 2006, ha aggiunto altri 100 milioni di euro. Un hospice tipo, per dare un riferimento, dovrebbe avere 10-12 posti letto. E 3 medici, 8-10 infermieri, 8-10 operatori socio-sanitari. Non complicato. Eppure a distanza di 10 anni, di hospice ne sono giunti a completamento 114, pari a 1.229 posti letto. Non solo. Nel 2002 erano appena 20. Se l’ospedale di Mestre (680 posti letto), un modello di sanità moderna, è stato realizzato in 4 anni, come mai in 8 anni non è stato possibile realizzare 188 hospice, divisi per regione. E nel frattempo i costi sono lievitati, Così mentre negli Stati Uniti gli hospice si stanno chiudendo a vantaggio di una terapia domiciliare estrema, nel nostro Paese ancora siamo a un terzo dell’opera. E ogni anno in Italia circa 250 mila persone, a domicilio o negli hospice, hanno necessità dì avere cure palliative o terapia del dolore. Una mappa delle strutture italiane sarà presentata con il libro bianco «Hospice in Italia 2006: prima rilevazione ufficiale», il 13 novembre a Perugia, nella giornata inaugurale del XIV Congresso della Società Italiana di Cure Palliative (Sicp). Furio Zucco, presidente Sicp, e Francesca Grippa Floriani, presidente della Federazione Cure Palliative, hanno anticipato i numeri del libro bianco. Ultima nota: Nord batte Sud per hospice funzionanti. Al primo posto l’Emilia Romagna, davanti a Lombardia e Veneto. Senza hospice Sardegna e Campania.

 

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