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Dubbi sull'indulto, Di Pietro fa breccia nell'Unione

  Il martellamento di Antonio Di Pietro ha finito per aprire un varco nel muro alzato dall’Unione a difesa dell’accordo con Forza Italia per un indulto che produrrà uno sconto di pena anche per i reati finanziari, pur escludendo quelli di terrorismo, mafia, violenza sessuale e pedofilia. Così, dopo tanto insistere contro i corrotti, il ministro delle Infrastrutture ha detto che «in privato anche Prodi» gli «dà ragione»: e ora ecco palesarsi una pattuglia di prodiani che condividono «le preoccupazioni di Di Pietro». Conferma Franco Monaco (Margherita): «Meglio sarebbe, come ha sempre sostenuto l’Ulivo, escludere i reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione dai benefici dell’Indulto anche perché non hanno nulla a che vedere con il sovraffollamento in carcere». Oggi, alla Camera, il testo Buemi (indulto di 3 anni esclusi i reati di grave allarme sociale) va in aula, e già in settimana potrebbe arrivare l’approvazione di Montecitorio. Nell’Unione, l’indicazione che viene dall’alto è una sola: «Non ci discosteremo dal testo varato dalla commissione perché è l’unico punto di equilibrio possibile visto che per approvare l’indulto ci vogliono i due terzi del Parlamento», dice il responsabile Giustizia dei Ds Massimo Brutti. Quell’accordo, raggiunto dopo gli incontri in cui si sono trovati a ragionare insieme anche Brutti e Gaetano Pecorella (FI), regge per tre motivi. Uno: l’Unione incassa il rinvio dell’amnistia (che cancella reato e processo) ed esclude dall’atto di clemenza le pene accessorie di tipo perpetuo. Due: FI, che nel programma non aveva parlato di indulto senza amnistia, ottiene l’inclusione dei reati tipici dei «colletti bianchi».

 

 

 

Prendere o lasciare. E stavolta l’accordo regge perché, ed è il terzo elemento, FI e Ds si possono presentare davanti ai rispettivi elettori sbandierando le esclusioni dall’indulto, comunque condizionato alla buona condotta, che comprendono i reati di maggiore allarme. Tuttavia, i dubbi nel centrosinistra sono molti. A Monaco che chiede una mediazione più accettabile (1 anno di indulto per i reati contro la Pubblica amministrazione), si aggiungono altri prodiani. Marina Magistrelli dice di avere «più di qualche perplessità perché sull’indulto, che chiude un’epoca sulla corruzione e sulla concussione, serviva una decisione politica più ponderata». E Pierluigi Mantini (Margherita) annuncia un emendamento mirato ad escludere anche le pene accessorie temporanee e i reati tipici di bancopoli: «Perché restituire la potestà genitoriale al condannato per incesto o reintegrare nel consiglio di amministrazione il condannato per bancarotta fraudolenta che esce dal carcere grazie all’indulto?». I dubbi dipietristi, infine, contagiano anche Marco Rizzo dei Comunisti italiani: «L’indulto è necessario, ma come non vedere alcune ombre sottolineate dal ministro Di Pietro?». E oggi si va in Aula.

 

 

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