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E in Vaticano “sollievo” per l’ipotesi Napolitano

  Tre nomi cattolici – Marini, Monti, Dini – e un laico come Amato, da sempre sostenitore della tesi che ‘la fede da una marcia in più”. L’ultima mossa di Fini e Casini è stata registrata favorevolmente dai Vaticano come segno che è stato accolto l’insistente suggerimento delle gerarchie ecclesiastiche al Polo: l’invito a non arroccarsi nel semplice no a D’Alema, ma di passare ad una tattica di movimento per costringere l’Unione a convergere su un candidato presidenziale con un accordo bipartisan.

Nella scorsa settimana Vaticano e Cei sono stati ferrei nell’opporre un no all’ipotesi D’Alema. Faceva paura la prospettiva che tutte le istituzioni fossero spostate seccamente in direzione sinistra centro, ma emergeva anche il timore profondo che l’allargarsi della spaccatura tra i
due schieramenti possa recare danni pesanti al Paese e allontanarne la ripresa. Timore ancora accresciuto dal ribellismo antifiscale, evocato ieri dal Cavaliere a Milano. Proprio per questo l’annuncio che a sua volta Prodi e l’Unione hanno deciso in extremis di candidare ufficialmente Giorgio Napolitano ha provocato Oltretevere un sospiro di sollievo.

Eppure ancora in queste ore molti hanno continuato a dire un gran bene di Massimo D’Alema. Un cardinale con lunga esperienza di Curia riassumeva tutto in due brevi sentenze: “D’AIema presidente no, non è accettabile che le tre massime cariche dello Stato vadano a una parte politica sola”. Pausa. “Ma è un uomo capace”.

Oltretevere molti apprezzano le qualità personali dell’ex premier diessino. Sodano ne colse la concretezza politica, quando D’Alema venne in visita da papa Wojtyla nel 1999. “Giovane, simpatico, informale, forse un po’ solo politicamente”, confidò poi senza giri di parole Giovanni
Paolo Il ai suoi intimi. Fece una buona impressione il suo impegno serio a lavorare per la piena parificazione delle scuole cattoliche nel sistema integrato dell’educazione pubblica e suscitò reazioni favorevoli la sua convinzione sincera dell’urgenza di sostenere la maternità e le famiglie, specie quelle economicamente più deboli.

Ha suscitato anche interesse, trai monsignori, la decisione dei Ds di candidare alle Politiche il chirurgo cattolico Ignazio Marino, fautore di un confronto sereno tra laici e cattolici per trovare un terreno condiviso in bioetica. E poi, proprio ai curiali più raffinati D’Alema piace perché è
realista, rispettoso, duttile e con quel tanto di spregiudicatezza, che suscita sempre una punta di ammirazione in chi è esperto nei giochi della diplomazia vaticana.

Però, alla fine, nei palazzi vaticani calava sempre l’obiezione: “Non tutti sono adatti a ogni tipo di ruolo. Oggi serve un consenso ampio intorno al nuovo capo dello Stato”. Edo Patriarca, neo coordinatore del Comitato Scienza e Vita (punta di diamante ruiniana nell’astensione al
referendum), da voce a una speranza: “Utilizziamo la scadenza del Colle per trovare un punto di unione tra i due blocchi, ndr). Cominciamo dal Quirinale, per poi individuarne altri”.

Dopo il duplice colpo di scena di ieri il Vaticano si prepara a vedere cosa succederà questa mattina. Monti per restare alla rosa dai quattro petali presentata da Casini e Fini e stato sin dal primo giorno il candidato ideale dell’”Avvenire”. Il giornale della Cei lo ha elogiato come uomo della società civile, che ha onorato l’Italia in patria e all’estero.
 
Amato piace più a Ruini che al Vaticano (dove i più realisti non lo trovano abbastanza forte). Ad ogni buon conto il giornale della Cei dava domenica istruzioni tattiche, nelle sue pagine di cronaca politica, su come scompaginare i difensori della candidatura D’Alema: “Se da mercoledì, si leggeva ieri, i voti della Casa della Libertà e i dissidenti, espliciti o occulti,
dell’Unione convergessero sul nome di Amato, potrebbe essere proprio l’ex premier socialista a far suonare la campana maggiore di Montecitorio’ per l’undicesimo presidente della Repubblica.

Non tutti in Valicano condividono questa strategia militaresca. C’è chi si rende conto – perché Prodi ha lavorato lungamente in questo senso – che bisogna tener conto anche dei Ds e che sbarrare la strada a D’Alema non deve significare la riproposizione di antichi steccati nei confronti dei postcomunisti. Giorgio Napolitano, per i realisti del Vaticano, sarebbe una candidatura accettabilissima. “Anzi confida un porporato saggio D’Alema se si farà da parte e bene ha fatto l’Unione a candidare l’ex presidente della Camera Napoletano”. Replica un “corrie
re” che da settimane fa la spola tra il Botteghino e i palazzi ecclesiastici: “Ma loro adesso gli garantiscono duecento voti in piu?”.

E in Vaticano “sollievo” per l’ipotesi Napolitano
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