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E nel Pd è guerra tra laici e cattolici

Da Il Tempo pag. 3.

Pd sotto accusa dopo la bocciatura delle unioni civili in Campidoglio. La sinistra radicale, i gay, e i socialisti puntano l’indice contro il sindaco e il «suo» partito che avrebbe affossato le due delibere dell’ala estrema unionista per poi veder affondare anche il suo ordine del giorno che chiedeva al Parlamento di affrontare la questione con urgenza.La polemica, scoppiata subito dopo i voti di lunedì in consiglio comunale, è diventata ormai al calor bianco. Ma nel Pd c’è anche una frattura interna. E Rosy Bindi spiega che i Cus, contratti di unione solidale, non troveranno la maggioranza in Parlamento, anche a causa di «alcuni profili incostituzionali».
Intanto contro il Pd il suo segretario volano parole grosse. «È una vergogna», tuona Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci a Palazzo Madama. «Il Vaticano è pesantemente intervenuto e il Pd si è piegato. La Sinistra ha combattuto con coerenza e unitariamente. Numericamente è stata sconfitta. Ma il vero sconfitto nella società è il Pd di Veltroni», conclude Palermi. «Il voto congiunto di Pd, Fi, An, Udc è un passo indietro nelle conquiste civili di questa città. L’aula Giulio Cesare sembrava quella di vent’anni fa, controllata da una potentissima Dc. Il Pd ha voltato le spalle alle tante famiglie che chiedevano uguali diritti nell’accesso ai servizi», è il commento del capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli.
Secondo la capogruppo del Prc in Campidoglio Adriana Spera, la Roma veltroniana è «ridotta ad essere un mero laboratorio di coesistenza in cui viene concesso largo spazio al nascente Pd e al potere clericale, forze che in tema di libertà della scienza e della cultura pesano negativamente sulle prospettive della città. Quella di ieri è stata non una sconfitta della sinistra ma della città vera che è una città laica». Per Gavino Angius, vicepresidente del Senato ed esponente del Partito socialista, la bocciatura rappresenta «una sconfitta culturale e politica» favorita «dall’ambiguità del Pd». Secondo Angius, «siamo di fronte all’ennesimo colpo alla libertà delle persone e – ha concluso Angius – alla messa in discussione della laicità dello Stato». Il presidente di Arcigay Aurelio Mancuso sottolinea che «dentro al Pd sta avvenendo una trasformazione politico-genetica». E che «se negli anni ’70 ci fosse stato il Pd conquiste di civiltà e di libertà come il divorzio, il diritto di famiglia e l’interruzione volontaria di gravidanza non sarebbero diventate realtà». Il leader dello Sdi Entrico Boselli è stato lapidario quanto duro: «Veltroni e il Pd hanno sporcato l’immagine laica della capitale per ossequio alle gerarchie ecclesiastiche». Boselli ha parlato di «giornata nera per la capitale e per i diritti civili di tutte le famiglie italiane». E ha aggiunto: «Quello che è accaduto a Roma non sarebbe mai accaduto a Parigi, Madrid, Londra o Berlino, nonostante Veltroni si ostini a definire Roma capitale europea». Franco Grillini ha parlato di «risultato scioccante, soprattutto perchè il no è venuto da una maggioranza largamente laica, almeno in teoria. Da ieri Roma è una città a sovranità limitata, sottomessa a una dittatura clericale soft», ha detto. Il segretario dell’Associazione Radicali Roma, Massimiliano Iervolino osserva che «quello che è accaduto è la conferma di come la classe politica romana sia genuflessa alle gerarchie ecclesiastiche», e ha annunciato che l’associazione nei prossimi giorni depositerà la «richiesta di referendum consultivo comunale per istituire a Roma il registro delle unioni civili».
E Veltroni? e gli altri esponenti del Partito democratico? A parlare, ieri, sono stati solo Rosy Bindi e Vannino Chiti: Ai microfoni di Radio Vaticana, il ministro per le Riforme ha ribadito che non è «convinto dei matrimoni gay e non penso neppure che ci possa essere l’adozione di figli: un figlio è abituato ad avere un padre ed una madre, e non credo che funzionerebbe con due madri o due padri». Per il ministro delle politiche per la famiglia, infine, «non è compito del Comune stabilire diritti e doveri che spettano a una legge nazionale». Bindi ha inoltre sottolineato che se ciò che serve è accedere ai servizi, basta fare riferimento alla famiglia anagrafica.

E nel Pd è guerra tra laici e cattolici
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