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Economia romana: in crescita occupazione e imprese

Terziario, turismo e commercio: sono le leve dello sviluppo locale illustrate nel Rapporto sull’Economia Romana 2006-07 presentato ieri in Campidoglio.
Occupazione e demografia delle imprese continuano a far rilevare le dinamiche di crescita più significative per l’economia di Roma e del suo territorio: nell’arco di un anno il mercato del lavoro romano ha contato 23.000 nuovi addetti e il saldo delle imprese si è chiuso con 11.542 attività in più. Complessivamente, negli ultimi sei anni, gli occupati dell’area di Roma sono stati 200.000 in più.

Terziario avanzato, sistema turismo-cultura e grande distribuzione commerciale si confermano i settori a più accentuato sviluppo e maggiormente in grado di suscitare un effetto trascinamento sui principali asset dell’economia locale. Torna a dare segnali positivi anche l’industria e il comparto dell’edilizia, dove in un anno si sono contate circa 11.000 posizioni lavorative, in parte legate a fenomeni di regolarizzazione di lavoro precedentemente sommerso. E prosegue il processo di consolidamento finanziario delle imprese: nell’area romana aumentano infatti le società di capitali e si riduce di 10 punti negli ultimi sei anni il ricorso al prestito bancario a breve termine per finanziare lo sviluppo dell’attività, che oggi segna un’incidenza inferiore al dato nazionale (66% contro 68%). Sono questi alcuni dei valori principali che emergono dal Rapporto sull’Economia Romana, l’analisi annuale condotta dal Dipartimento XV del Comune di Roma sul panorama economico e l’evoluzione dei comparti produttivi territoriali.
Nel 2006 il “valore aggiunto” ha segnato a Roma un tasso di crescita del 3,7% (3,1% l’indice nazionale), e negli ultimi sei l’andamento dell’indice anni segnala per Roma un incremento superiore a quello delle altre principali aree metropolitane. Roma è la 18esima per tasso di crescita nel periodo 2000-06 tra tutte le 103 province italiane, e la quinta per produzione di valore aggiunto totale. Oltre l’85% del valore aggiunto del territorio romano è generato dal settore dei servizi (decisamente inferiore al valore nazionale di circa il 71%), che a livello locale si confermano la leva principale per la produzione di ricchezza, cresciuta del 44,6% nell’ultimo decennio.
Nel 2006 “l’occupazione” è aumentata nell’area di Roma dell’1,5% rispetto al 2005, con un incremento di 23.000 unità. Il tasso di occupazione si attesta sulla soglia del 48,7% rispetto al 45,3% del paese, ma il valore sale a 61,4% nella Provincia e addirittura a 62,8% nella sola città di Roma (58,4% il dato nazionale) se si considera la fascia d’età tra i 15 e i 64 anni. Dopo anni di impetuosa crescita l’occupazione femminile nel 2006 si attesta sul 51% (47,9% nel Lazio e 46,3% in Italia), mentre aumenta l’occupazione maschile, che passa dal 70,5% del 2005 al 72,5% del 2006.
L’occupazione atipica (tempo determinato e collaborazioni) riguarda 211.000 persone, pari al 13,3% del totale degli occupati, con un aumento di due punti rispetto al 2005 e superiore rispetto al dato nazionale di 11,8%.
Da segnalare l’alta percentuale degli occupati stranieri, pari all’8,7% dell’occupazione complessiva, quasi tre punti in più rispetto al dato nazionale (5,9%): nel territorio di Roma lavorano 137.993 cittadini stranieri, occupati per il 63% come operai o in professioni non qualificate.
La prevalenza del terziario nel panorama produttivo dell’area romana fa sì che lavori in attività legate ai servizi il 69,4% del totale dei 1.587.739 occupati. Il dato è rilevante non solo per l’aspetto quantitativo, ma per le sue implicazioni sulla qualità del lavoro e sulle competenze professionali richieste, visto che le attività ad alta specializzazione e le professioni tecniche rappresentano il 38,9% di tutti gli occupati dell’area romana, rispetto al 31,1% della media nazionale.
Per quanto riguarda le “imprese” registrate nell’area romana nel 2006 (in totale 409.957), si registra un tasso di crescita del 2,9% (rispetto all’1,2% nazionale) e un saldo netto che nell’arco degli ultimi sei anni ha segnato un valore quasi doppio rispetto a quello nazionale (18,5% contro 10%), con un’incidenza doppia delle società di capitale (38% contro 19%). Nell’ultimo anno sono nate 32.000 imprese, attive soprattutto nei settori della produzione ad alta tecnologia, nei servizi finanziari e nel turismo.
Il “terziario” si conferma non solo la locomotiva dello sviluppo dell’imprenditoria romana, ma il comparto produttivo dove Roma segna i valori più elevati su scala nazionale, superando anche aree storicamente identificate con i servizi: 163.312 imprese attive nel 2006 (negli ultimi dieci anni +30,7% rispetto al +16,7% della media nazionale), che equivalgono al 69% – due su tre – dell’intero sistema produttivo; 1.301.753 occupati (+26,1% in dieci anni), equivalenti all’82% dell’occupazione totale, di cui oltre 800.000 solo a Roma; una produzione di valore aggiunto di oltre 91 miliardi euro (oltre 85 miliardi a Milano); e una produttività del lavoro che tocca quota 70.000 euro per addetto, a segno sia di un orientamento sempre più deciso della produzione locale verso questo settore, sia della forza competitiva raggiunta dal sistema romano.
Il 38% delle imprese romane (il 22% solo nel terziario) è costituito da società di capitale: a livello nazionale, invece, i processi di innovazione organizzativa hanno riguardato solo il 19% del totale delle imprese e il 17,6% di quelle del terziario.
“Questi dati definiscono il buono stato di salute dell’economia romana – aggiunge l’assessore Causi – , che prosegue da un lato il processo di specializzazione in settori produttivi “tradizionali”, come il commercio e il turismo, e dall’altro continua ad attribuire valore strategico e ad investire nei settori ad alto contenuto tecnologico”: rispetto al 2005, la crescita più sostenuta del numero delle imprese si è infatti verificata nei servizi postali e nelle telecomunicazioni (+231%), nella ricerca (+39%), nelle attività ricreative, culturali e sportive (+53%) e nell’istruzione (+35%) e decisivi in particolare per l’effetto positivo di trascinamento prodotto sullo sviluppo dell’intera rete dei servizi.
Da evidenziare è la forte dinamicità del settore dell’industria in senso stretto e delle costruzioni: nel 2006 sono state rilevate 34.809 imprese nel settore delle costruzioni (+5,8% rispetto al 2005), e 23.080 nell’industria in senso stretto (+2,5%), con un aumento dell’occupazione rispettivamente del 6,1% e del 3,7% (in termini assoluti l’industria conta oggi 151.826 addetti e le costruzioni 103.649 addetti). Il buon andamento dell’industria edile, unito alla grande vivacità del mercato immobiliare a Roma, ha inoltre determinato una notevole crescita degli operatori presenti nel settore delle attività immobiliari (+57,6%), una specializzazione tradizionale dell’imprenditoria romana.
E’ il caso di segnalare il consolidamento di dinamiche in atto nella composizione dell’imprenditoria romana, che vede le donne e gli stranieri come importanti protagonisti dell’economia romana: le attività guidate da donne (oggi 159.626 con donne titolari, soci o amministratori) sono cresciute dal 2000 al ritmo medio annuo del 2,6%, soprattutto per effetto dall’incremento del terziario, mentre i titolari e soci d’impresa stranieri sono oggi oltre 23.672 (+12,5%), concentrati (il 40,2%) soprattutto nel comparto del commercio e riparazioni, seguito dalle costruzioni (19,7%).
Per quanto riguarda il mercato romano del credito, continua ad aumentare la richiesta da parte delle famiglie romane dei mutui immobiliari, che nel 2006 hanno complessivamente ottenuto dal sistema creditizio prestiti per 33.524 milioni di euro. Rispetto al credito concesso nel 2001 (17.571 milioni euro), negli ultimi sei anni l’esposizione bancaria delle famiglie è cresciuta dell’89%. I mutui destinati all’acquisto di beni immobili (oltre 23 milioni) coprono il 70% dell’indebitamento comple
ssivo, e crescono ad un ritmo annuo del 15,7%. E’ salita anche dell’8,7% nell’ultimo anno la richiesta di finanziamenti a breve termine. Ma i conti bancari dei romani sono, in media, tra i più ricchi delle grandi città: 31.000 euro a testa, in media, ben distanti dai 70.700 euro di Milano, ma superiori alla media dei 12.400 euro nazionali.
I rilevanti cambiamenti nella struttura dell’imprenditoria romana sono evidenti anche nel settore delle attività commerciali, soggetto negli ultimi anni ad una complessa trasformazione che ha riguardato in primo luogo la tipologia e la dimensione delle attività, ma anche la localizzazione: nel Comune di Roma, le imprese attive nel commercio sono complessivamente 53.618, di cui 34.718 dedicate alla vendita al dettaglio e 18.900 alla vendita all’ingrosso. Nel dettaglio l’incremento medio dell’ultimo quinquennio è stato del 2,6% annuo, e per l’ingrosso l’incremento è del 2,2% annuo.
“Nelle aree esterne della città l’insediamento di grandi piattaforme commerciali ha accelerato la realizzazione di importanti interventi di urbanizzazione e di consistenti opere infrastrutturale – sottolinea l’assessore Causi – . Il commercio ha insomma accompagnato, e talvolta preceduto lo sviluppo della città: questo elemento rafforza l’immagine di una città in espansione, e che attrae tanto nuove attività produttive, quanto nuovi cittadini”.
La vitalità della capitale è confermata anche dalla crescita massiccia e costante dei flussi turistici e il binomio cultura-turismo costituisce una delle best practice più citate dell’economia romana. Nel 2006 l’offerta culturale romana ha prodotto oltre 23 milioni di presenze di turisti (+8,91% rispetto all’anno precedente), equivalenti a una media giornaliera di 63.000 visitatori. Secondo le rilevazioni dell’Ufficio Italiano Cambi la spesa dei viaggiatori stranieri a Roma nel 2006 è stata di oltre 4,8 miliardi euro (+12,3% rispetto al 2005): questa cifra, secondo gli ultimi aggiornamenti riferiti all’anno in corso, ha già raggiunto nei primi otto mesi del 2007 quasi 3,5 miliardi (+6,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La spesa dei turisti a Roma ha messo in moto per il territorio romano un ciclo produttivo che è valso 6,4 mld € e ha generato un valore aggiunto di 2,9 mld €, e ha generato un flusso di importazioni (dunque produzione e reddito anche per altre regioni italiane) pari a 624 mln € e sostenuto 60.000 unità di lavoro. Ma non solo: ogni anno le attività turistiche della Capitale fruttano al bilancio dello Stato oltre 1.500 milioni, pari a circa mezzo punto percentuale di tutte le entrate tributarie che cittadini e imprese versano annualmente.
Per ogni 100 euro di spesa sostenuta dai turisti a Roma, circa 39 euro entrano nelle casse statali sotto forma di imposte. Su una spesa complessiva che nel 2005 è stata di circa 4 miliardi, Roma ha versato all’erario 1.549 milioni di imposte: di questi, 909 milioni derivano dalla spesa turistica diretta, e ulteriori 639 milioni sono generati dall’indotto, ossia dagli altri settori produttivi coinvolti nella produzione di beni e servizi acquistati dai turisti.

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