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ESENZIONE ICI APPROVATA AL SENATO: COMUNE DI ROMA MENO 5 MILIONI DI EURO ALL’ANNO?

Mentre nella seduta del 29 settembre scorso, la Sottocommissione Bilancio del Senato aveva reso il prescritto parere sul testo del decreto-legge 17.08.2005, n.163, proponendo la soppressione per violazione dell’articolo 81 della Costituzione, ossia per mancanza di copertura finanziaria, dell’articolo 6 sull’esenzione ICI per gli immobili ecclesiastici anche di natura commerciale, d’improvviso, nella seduta del 4, in seguito a pressioni governative e clericali, spacciate come valutazioni più approfondite, il precedente parere è stato completamente ribaltato ad opera della maggioranza, sul presupposto che il suddetto articolo recherebbe norme meramente interpretative, essendo già riconosciuta, di fatto, l’agevolazione ICI ivi prevista ai soggetti interessati e limitandosi la disposizione richiamata a risolvere le situazioni di contenzioso in atto. Come conseguenza di ciò la norma è arrivata all’esame dell’ Aula. 
L’Associazione Radicali Roma non condivide l’affermazione che l’articolo 6 riguarda una misura interpretativa volta a regolare un contenzioso già insorto, ritiene invece che la norma introduca una nuova agevolazione. Infatti, a legislazione vigente, non esiste alcuna norma che esenti dal pagamento dell’ICI immobili destinati allo svolgimento di attività commerciale. L’articolo 6 del decreto-legge n. 163 del 2005 prevede, invece, l’esenzione dall’ICI nei casi di immobili utilizzati per le attività di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura di cui all’articolo 16, primo comma, lettera b), della legge 20 maggio 1985, n. 222, pur svolte in forma commerciale se connesse a finalità di religione o di culto.
Suscita, quindi, forti perplessità questa decisione della maggioranza, in quanto, senza addurre giustificate motivazioni, si rivede  una decisione già adottata dalla Commissione. A ciò si aggiunga che la maggioranza, ove intenda perseguire l’intento di approvare comunque la norma, in quanto ne ritiene condivisibile il merito, avrebbe potuto prevedere un’adeguata copertura delle spese connesse all’articolo in questione, cosa che invece non è stata fatta. Non è accettabile e costituirà un pericoloso precedente, che vi sia un mutamento delle decisioni assunte dalla Commissione, dettato soltanto da una pressione politica, senza un fondamento di carattere tecnico portato a giustificazione ed è paradossale che il sottosegretario Maria Teresa Armosino abbia ribadito che l’articolo 6 non produce effetti finanziari negativi per la finanza pubblica. 
Inoltre non si tratta di una norma interpretativa, in quanto, con la sentenza n. 4645 del 2004, la Cassazione ha affermato che l’esenzione ICI non spetta agli enti ecclesiastici se gli immobili sono destinati ad attività commerciale, per nulla rilevando la qualità ecclesiastica del soggetto proprietario, bensì l’effettiva attività in essi svolta. E’ del tutto evidente che, in questo caso, non possono tacersi gli effetti distorsivi che la norma comunque produrrebbe sul mercato, tenuto conto anche del fatto che un’agevolazione di questo tipo, riconosciuta soltanto agli enti ecclesiastici e riferita ad esempio ad immobili adibiti all’assistenza degli anziani,  costituirebbe un vantaggio che spiazza tutti gli altri operatori privati nello stesso settore. Questa norma è incostituzionale anche perché avvantaggia la sola Chiesa cattolica, escludendo questo tipo di esenzione per i beni immobili delle altre confessioni religiose che hanno stipulato intese con lo Stato italiano.  Dal punto di vista della finanza comunale, inoltre i vantaggi verrebbero riconosciuti in modo estremamente sperequato sul territorio considerata la prevalenza nelle grandi città di immobili ai quali verrebbe riconosciuta l’agevolazione.
La Casa delle libertà dovrà assumersi la responsabilità politica di distogliere una quota di gettito destinato agli enti locali per favorire gli enti ecclesiastici. Alla luce della recente presentazione del disegno di legge finanziaria per l’anno 2006 e del conseguente contrasto politico tra amministrazioni centrali e sistema delle autonomie, desta forti perplessità questa iniziativa della maggioranza di affrontare il confronto su questi temi, ancor prima dell’inizio dell’esame dei documenti di bilancio, sostenendo una norma suscettibile di determinare una riduzione del gettito ICI dell’ordine del 3 o 4 percento, secondo stime non ufficiali ma ragionevoli.
Inoltre dal 1992 ad oggi, i comuni hanno necessariamente incassato le somme a titolo di ICI sui fabbricati degli enti ecclesiastici adibiti allo svolgimento delle attività commerciali, pertanto in caso di approvazione definitiva della norma vi sarebbero dei riflessi negativi sulla finanza pubblica legati alla restituzione delle somme già incassate per gli anni precedenti.
Destano allarme le dichiarazioni fatte oggi in Aula dal Sen. Morando dei DS, il quale ha riferito  di un colloquio avuto con funzionari del Comune di Roma, i quali gli avrebbero rappresentato il fondato timore che, per il solo Comune di Roma, l’approvazione di questa norma significherà 5 milioni di euro di gettito annuo in meno.
A questo punto però non si capisce il totale silenzio in merito del Sindaco Veltroni, visto che questa norma, come si è visto, colpirà soprattutto la città di Roma.
 
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ESENZIONE ICI APPROVATA AL SENATO: COMUNE DI ROMA MENO 5 MILIONI DI EURO ALL’ANNO?
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