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Etica e aborto, la lunga marcia del Vaticano

  Un tempo era il cardinal Ruini a intervenire con rudezza nelle vicen­de etiche italiane. Ora, finita la sua presidenza della Cei, è finita anche un’epoca. Ma non sono fini­ti i tentativi della Chiesa di modifi­care le decisioni del Parlamento sulle questioni etiche, anche se per interposta persona. Non solo con la militanza dei parlamentari teocon o teodem, ma anche attraver­so «laici» che della laicità hanno un’idea molto molto particolare: alla Ferrara, insomma. È nel 2005, dopo aver incassato i finanziamenti alla scuola cattoli­ca, che gli attacchi dì Ruini si sono susseguiti con più forza. Innanzi­tutto con la campagna che portò all’astensionismo al referendum sulla fecondazione assistita. Fu esplicito, era gennaio, l’appello ai cattolici «ad avvalersi di tutte le possibilità previste» per non far raggiungere il quorum. In novem­bre, ecco l’attacco alla Ru486: «È un ulteriore passo in avanti – così commentò la sperimentazione ini­ziata in alcuni ospedali italiani – nel percorso che tende a non far percepire la natura reale dell’abor­to, che è e rimane soppressione del­la vita umana». Certo, laRu486è un «aborto chimico», molto meno invasivo di quello chirurgico. Ma se il progresso scientifico è da sottolineare se si vuol modificare le nor­me sull’aborto, se si tratta di qual­cosa che diminuisce la sofferenza di chi abortisce, è tutto un altro di­scorso. Non dice la Bibbia: «parto­rirai con dolore?». Nell’agosto del 2007 è l’Osservato­re romano a criticare l’ospedale san Paolo di Milano per un errore durante un aborto selettivo: «Nes­sun uomo ha diritto di sopprimere un’altra vita. Nessun uomo ha il diritto di sostituirsi a Dio». Il cardi­nal Sepe, addirittura: «L’aborto è un delitto. Non lo dice Tizio e Ca­io, ma lo dice da sempre il Vange­lo». Lo ripete il papa nei settembre 2007 a Vienna: «l’aborto non può essere considerato un diritto uma­no». E quando un giudice a Ca­gliari decreta il sì alla diagnosi preimpianto la Cei scende di nuovo in campo: è un giudizio che cozza con quello della Corte Costituzio­nale, dice Betori.

 

 

 

A fine ottobre, ecco II monito del Papa ai farmacisti: fate obiezione, non vendete «farmaci immorali». Questa volta nel mirino non c’è la Ru486, che è una pillola abortiva, ma addirittura la «pillola del gior­no dopo», che – impedendo l’impianto della blastula – non produ­ce alcun aborto ma impedisce la formazione dell’embrione. Del resto l’Italia non è sola. In maggio, durante il suo viaggio in Brasile, i quotidiani carioca parla­rono di una scomunica in arrivo per i cattolici che avessero abortito oper ipolitici cattolici che si fosse­ro assunti la responsabilità di scel­te contrarie ai precetti della chiesa. E qualche mese prima Ratzinger aveva scritto ai vescovi messicani, alla vigilia del voto sulla depenalizzazione dell’aborto: il Papa «si unisce alla chiesa in Messico e alle tante persone di buona volontà preoccupate di fronte a un disegno di legge che minaccia la vita del bambino non nato». E invitava a «difendere il diritto alla vita di ogni essere umano dal primo istan­te del concepimento, di fronte a qualsiasi manifestazione di cultu­ra della morte».

Etica e aborto, la lunga marcia del Vaticano
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