fbpx

Far rispettare le regole è l’unica rivoluzione possibile. Prima delle grandi riforme serve l’amnistia

Sempre più spesso assolti i colpevoli e condannati gli innocenti. I tempi del processo penale biblici. Regna la prescrizione. Quale rimedio? Il primo impegno dei nostri parlamentari consisterà nella richiesta di approvare una delle più vaste amnistie degli ultimi decenni. Non abbiamo dimenticato quanto è accaduto poche settimane fa, con l’azione nonviolenta di Pannella e la mobilitazione dell’intera comunità delle carceri beffate dalle Camere, e – in particolare – dalla scelta dei Ds e della Margherita di far proprie le proposte di An e Lega per affossare qualunque provvedimento di clemenza. E’ da qui che occorre ripartire. Avendo il coraggio di ricordare che le condizioni delle carceri fanno dell’Italia il paese primatista di condanne dinanzi alle Corti internazionali. E guardando in faccia la realtà sociale delle carceri. Quando l’80 per cento dei reati restano impuniti; quando c’è una media di 300.000 prescrizioni l’anno; quando c’è tutto questo, chi finisce dietro le sbarre? Solo tossicodipendenti, immigrati e ‘sfigati’. C’è, insomma, una realtà tecnicamente ‘di classe’, debole con i forti, e forte con i deboli. E non è convincente neppure la tesi di chi contrappone l’amnistia alle ‘grandi riforme’. Semmai, è ragionevole il contrario: proprio un provvedimento di clemenza può servire a ‘decongestionare’, a guadagnare il tempo utile per fare le riforme necessarie”. 

 Quarantaquattromila intercettazioni 

 

La pubblicazione degli atti d’indagine. Le intercettazioni. Il processo sui media. Una patologia da rimuovere. Come? Si tratta di esempi di quello che chiamiamo ‘caso Italia’, cioè di una sistematica distanza tra norme scritte e vita reale delle istituzioni. La costante, impunita violazione del segreto istruttorio è il paradigma di un paese in cui le regole rappresentano, al massimo, un’indicazione priva di qualsiasi perentorietà. La rivoluzione consisterebbe nel farle rispettare. Quanto alle intercettazioni, siamo alla follia: nel 2000, negli Usa (260 milioni di abitanti), le Corti di giustizia hanno autorizzato 1190 intercettazioni; in Italia (57 milioni di abitanti), le intercettazioni disposte sono state più di 44000 (44 volte di più)”. Un numero sterminato di reati. Contenuti nel codice penale, leggi e leggine. Un’unica pena. Il carcere. C’è un futuro diverso? “Occorre un vasto programma di depenalizzazioni. E occorrerebbe un grande dibattito sul carcere oggi, sulla sua ‘opportunità’, sulla possibilità di ‘superarlo’, almeno per una parte di coloro che oggi vi finiscono. Ma questa svolta non può assicurarla un centrodestra che ha sciupato un’opportunità storica, e si è rivelato garantista solo ‘a targhe alterne’; ora, quindi, la palla passa al centrosinistra, e tocca alla Rosa nel pugno garantire una consistente ed efficace iniezione liberale e garantista in una coalizione che è ancora molto, troppo sensibile alle sirene del giustizialismo”. Giudici e avvocati, non godono più di nessuna stima. Il termine Giustizia è ormai un miraggio. Come recuperare la fiducia persa? “La Rosa nel pugno punta su tre priorità. La prima è la separazione delle carriere. Ed è paradossale che Berlusconi alzi questa bandiera, dopo avere (nel 2000) qualificato come ‘comunista’ il referendum radicale in materia, e dopo avere rinunciato a realizzarla in questa legislatura. La seconda è la riaffermazione di quella responsabilità civile dei magistrati che fu conquistata con il voto dell’80 per cento degli italiani sul ‘referendum Tortora’, ed è stata poi tradita dal Parlamento. Riaffermarla significherebbe disporre di uno strumento a tutela dei magistrati onesti e capaci, e per far rispondere dei loro errori quelli che – invece – abbiano sbagliato con dolo o colpa grave. La terza è la messa in discussione del ‘totem’ dell’obbligatorietà dell’azione penale, che si traduce nel suo opposto, e cioè nell’assoluta irresponsabilità e discrezionalità di ogni singolo magistrato del Pubblico Ministero, che sceglie su quali notizie di reato aprire un’inchiesta e su quali no”. Il carcere. Luogo che non rieduca. Umilia. Le celle scoppiano. Una tragedia dal continuo peggioramento. Che fare? “Oltre all’amnistia, serve in primo luogo un intervento di vastissima riduzione dei termini di custodia cautelare (in Italia si può arrivare, tra un rinvio e l’altro, fino a 9 anni di carcere in attesa di giudizio). E poi serve un intervento in materia di droghe: solo l’irresponsabilità del ‘ticket’ Giovanardi-Mantovano ha potuto portare all’approvazione di una norma volta a consentire (magari solo per il possesso di alcuni spinelli) la perquisizione all’alba, l’arresto, il processo e la condanna fino a 6 anni di carcere!” Il dramma delle detenute con figli di età inferiore ai tre anni. Che fare? “Siamo stati i primi a porre la questione. Nell’immediato bisogna rendere più umani i luoghi dove si trovano i bimbi; subito dopo, occorre prevedere soluzioni esterne. Non è accettabile l’idea che un bimbo cresca in un carcere”.      

 

NOTE

segretario di Radicali italiani e membro della segreteria della Rosa nel pugno
Far rispettare le regole è l’unica rivoluzione possibile. Prima delle grandi riforme serve l’amnistia
0 Condivisioni
Tags: