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Gay, Mosca ci riprova

Non contenti delle botte, degli insulti e degli arresti di domenica scorsa, gli organizzatori del fallito Gay Pride a Mosca vogliono riprovarci, e al più presto: il prossimo appuntamento con i manganelli è previsto per il 31 maggio. Nikolay Alexeev, il militante radicale russo che è stato l’ideatore della parata non autorizzata domenica scorsa, vuole approfittare dell’attenzione del mondo verso gli omosessuali russi, dopo che i deputati tedeschi e italiani – tra cui l’eurodeputato radicale Marco Cappato e Vladimir Luxuria – sono stati maltrattati prima dai manifestanti ultranazionalisti e poi dalla polizia russa. «Lo facciamo giovedì prossimo, visto che c’è un enorme copertura mediatica in Russia e all’estero», ha spiegato Alexeev, che il 9 giugno prossimo deve presentarsi davanti a un giudice per rispondere della partecipazione a una manifestazione non autorizzata. Ma stavolta, promette Alexeev, che sta pensando anche di candidarsi alle elezioni alla Duma nel prossimo dicembre, «il quadro per la prossima parata può cambiare radicalmente».

In effetti, le botte al Gay Pride – nonostante fosse già andata a finire così l’anno scorso, con il sindaco di Mosca Luzhkov fermamente convinto che una sfilata di omosessuali sia «un evento satanico» – si sono aggiunte alla già lunga lista dei problemi che la Russia ha con le cancellerie e l’opinione pubblica occidentale, dopo gli omicidi dei giornalisti, il caso Litvinenko, l’assedio dell’ambasciata estone a Mosca, l’embargo al manzo polacco e lo scudo antimissile. E per quanto stavolta si sia trattato probabilmente non tanto di una linea dura del Cremlino, quanto dell’iniziativa di un sindaco noto per le sue amicizie nel Patriarcato, il clima è tale che per il Gay Pride si sono mobilitati in tanti in Europa.

I Verdi europei hanno già chiesto una «risposta unitaria» delle istituzioni Ue, e i due capogruppo a Strasburgo, Monica Frassoni e Daniel Cohn-Bendit, hanno scritto una lettera di fuoco al Presidente del Parlamento europeo Pöttering: «Gli scontri di Mosca di domenica scorsa hanno dimostrato una volta di più che la democrazia è pura finzione in Russia», afferma Monica Frassoni nella nota. «La polizia di Mosca – sottolinea – è rimasta a guardare mentre dimostranti pacifici venivano attaccati da estremisti e poi ha arrestato gli stessi dimostranti pacifici». I Verdi chiedono anche al rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune dell’Ue Solana, di sollevare la questione al prossimo G8. Certamente Putin ha già abbastanza problemi per dover rispondere anche del zelo poliziesco del sindaco di Mosca. Ma i politici russi sono ormai abituati a toni agguerriti della polemica con l’Occidente, e ieri il presidente del comitato della Duma per gli Affari esteri, Konstantin Kosaciov, ha prontamente replicato che l’Europa deve pensare meno ai gay russi e più alle violazioni dei diritti delle minoranze slave in Kosovo e nei Paesi Baltici.

Nel perfetto stile delle polemiche sovietiche, quando alle accuse sui gulag si ribatteva che «negli Usa linciano i neri», Kosaciov ha invitato la Ue a badare ai diritti dei gay in «Polonia, Lettonia e Lituania»: «Sembra che la questione dei gay sia più importante dei diritti delle minoranze di lingua russa in Estonia e Lettonia, o dei diritti dei serbi del Kosovo», ha osservato Kosaciov. La posizione della Russia sull’indipendenza del Kosovo è, notoriamente, un «niet». Resta da vedere se cambierà invece in caso della replica del Gay Pride a Mosca.

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