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"Gea, in Vaticano i fondi segreti"

ROMA – Fondi neri della Gea World e conti bancari segreti in Vaticano. Milioni di euro provenienti da operazioni di calciomercato, spariti poi dai bilanci della società di collocamento calciatori presieduta da Alessandro Moggi e amministrata da Franco Zavaglia. I pm romani Luca Palamara e Maria Cristina Palaia stanno concentrando la loro inchiesta sul denaro che da vicolo Barberini, sede della Gea a Roma, porterebbe allo Ior, l’Istituto per le opere religiose, banca del Vaticano dal 1941. Secondo gli inquirenti molti capitali sarebbero stati depositati proprio nella banca vaticana.

S’apre, così, uno scenario da alta finanza che potrebbe spingere i magistrati romani a ipotizzare nuovi reati come falso in bilancio e riciclaggio. Per la Procura esisterebbe una contabilità occulta della Gea World, società di cui Chiara Geronzi, figlia del presidente di Capitalia, è maggiore azionista con il 32,4%.

Già in passato la procura romana si era occupata di doping amministrativo e di un filone legato alla Juventus di Antonio Giraudo e Luciano Moggi, poi stralciato e trasmesso ai pm di Torino che ora indagano, proprio, per frode fiscale. E anche in quel caso la guardia di finanza aveva ipotizzato l’esistenza di conti all’estero dove trasferire le alte percentuali – dal 5% al 15% – incassate dalla Gea per la cessione dell’ampio parco giocatori sotto controllo (262). Le indagini della finanza, ma anche quelle dei carabinieri del nucleo operativo romano, hanno fatto emergere la cessione sospetta del centrocampista Fabio Liverani, passato dal Perugia alla Lazio di Cragnotti nel settembre 2001 per volontà di Cesare Geronzi. La cifra fu stabilita – secondo il racconto di Luciano Gaucci – da Geronzi padre: 25 miliardi di lire. Tre miliardi e 750 milioni, rivelò l’ex presidente del Perugia ora latitante a Santo Domingo, “li consegnai nella sede della Gea a Chiara Geronzi. Quattro, cinque viaggi con le valigette con i contanti. Era la percentuale in nero”. Di quel pagamento, oggi, la procura cerca traccia. Gli inquirenti ritengono le dichiarazioni di Gaucci e dei suoi figli “di alto valore”. E anche la vendita di Nesta al Milan, nell’agosto 2002, presenta vuoti finanziari su cui si sta lavorando.

Le ultime dichiarazioni di Rosella Sensi, amministratore della Roma, hanno aiutato a definire il grande intreccio tra business dei diritti televisivi e calciomercato: la chiave per entrarci è stato il caso Emerson e adesso si scopre che una parte dei soldi di quel trasferimento potrebbe non essere stata dichiarata. Dietro quella trattativa c’erano l’Italpetroli di Franco Sensi e nuovamente Capitalia.

Ma sui conti esteri della “cupola” aveva già aperto uno squarcio Giuseppe Gazzoni Frascara, ex patron del Bologna fallito dopo l’ostracismo del palazzo del calcio. “Girano molti soldi, estero su estero”, aveva detto nel 2004 ai pm romani. Poi l’ha ribadito alla Procura di Napoli.

Questa mattina il ct azzurro Marcello Lippi sarà interrogato come “persona informata sui fatti”. I magistrati vogliono capire se il tecnico sia stato condizionato da Moggi & soci nelle scelte sui giocatori da convocare in Nazionale. I pm hanno già annunciato di voler ascoltare anche il figlio di Lippi, Davide, stretto collaboratore della Gea. Ieri, infine, è stato sentito Daniele Pradè, dirigente della Roma, anche lui ritenuto subalterno a Francesco Zavaglia, amministratore della Gea World.