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I docenti pronti a occupare le università

ROMA – L’anno accademico che sta iniziando rischia di essere piuttosto agitato. Questa volta a scioperare, fare assemblee e occupazioni più o meno simboliche saranno i prof, con l’appoggio dei rettori, decisi a bloccare la riforma dello stato giuridico voluta dal ministro Moratti. Stamani, infatti, nell’aula del Senato inizia la discussione della legge destinata a regolare carriere e lavoro nei 77 atenei del Paese. E’ una corsa contro il tempo. Dopo circa due anni di dibattito, nel calendario di Palazzo Madama è rimasta una manciata di giorni. Alla Camera, dove la riforma dovrebbe tornare, c’è un po’ più di spazio, non molto però. Il governo sembra deciso a concludere. Anche ponendo la fiducia. Ma il mondo accademico, o almeno gran parte di esso, non vuole saperne. Per rettori, presidi, sindacati, associazioni di professori serve una riforma, ma quel testo non funziona. Molte sigle hanno proclamato agitazioni. Per il 28 settembre, ultima giornata di discussione al Senato, è stata annunciata una manifestazione a Roma. I ricercatori – 23 mila – sono i più determinati contro la riforma della Moratti: la vogliono cancellare.

I RETTORI – Nelle università i contrari sono ormai la maggioranza. C’è un fatto nuovo. I rettori che finora hanno puntato a un’intesa, tenendo a freno quanti volevano lasciare i tavoli del confronto e passare alla protesta, ora sono schierati contro. Hanno mutato atteggiamento quando la maggioranza ha applicato la regola che consente di spostare dalle commissioni all’aula una legge rimasta bloccata per 60 giorni. Piero Tosi, presidente della Conferenza permanente dei rettori (Crui) è preoccupato: «E’ stata troncata la discussione. Nelle università, purtroppo, c’è un grande malessere». I rettori denunciano anche la confusione e l’incertezza sugli emendamenti.

I RICERCATORI – E’ la parte più delicata della riforma, insieme ai concorsi. Le incerte sorti del disegno di legge sono legate ad alcuni emendamenti presentati dal senatore Franco Asciutti, presidente della Commissione istruzione di Palazzo Madama e dai senatori Giuseppe Capurro (Udc) e Giuseppe Valditara (An). Lo scopo è quello di offrire prospettive ai giovani mantenendo in vita il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato per altri 8 anni. Un punto sul quale il ministro Moratti finora ha sempre espresso un’opinione contraria. Tra gli emendamenti ce n’è uno che propone la selezione delle commissioni dei concorsi col sorteggio invece del voto al fine di evitare il rischio di accordi sottobanco, una piaga che impedisce ai giovani più preparati di affermarsi.

Giulio Benedetti
I docenti pronti a occupare le università
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