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I Radicali all'attacco: «Consultori inefficaci e medici obiettori»

Il caso. Dossier sulla pillola del giorno dopo. Epolis pag 27.

Mancanza di informazioni corrette, numeri telefonici a cui non risponde nessuno, ginecologi assenti o obiettori di coscienza. I consultori di Roma sono insufficienti e quelli che ci sono non funzionano come dovrebbero. È dura e dettagliata la denuncia fatta dai Radicali dopo un’inchiesta telefonica effettuata in 8 consultori romani. Stando al dossier, il 13,7 per cento delle informazioni che sono
sul sito Internet del Comune sono errate, il 27,4 per cento dei numeri telefonici irraggiungibili,
nel 15,7 per cento dei casi il medico è assente e poi difficoltà di orari, troppo ristretti e nei festivi
e prefestivi chiusi.
LA RICERCA E’ STATA presentata dai due segretari Rita Bernardini e Massimiliano Iervolino e
dall’avvocato Alessandro Gerardi. Oggetto dell’inchiesta dei Radicali è stata la «pillola del giorno dopo», un farmaco non abortivo che agisce inibendo e ritardando l’ovulazione, rilasciato solo con ricetta e che va assunto fra le 12 e le 24 ore dopo il rapporto a rischio. «Secondo gli obiettivi previsti dalla legge 34 del 1996 – hanno spiegato – dovrebbe esserci un consultorio familiare ogni
20 mila abitanti. Anche se considerassimo tutte le 51 strutture funzionanti, avremmo all’incirca
un consultorio ogni 29 mila abitanti, ma la situazione reale è ancora più allarmante e siamo vicini ad avere una struttura ogni 80 mila abitanti». «La situazione dei consultori pubblici è allo sfascio – denuncia Bernardini – il problema che non viene affrontato con serietà è quello della contraccezione
che se fatta seriamente porterebbe l’aborto a livello zero. “Non si può obiettare su una pillola che non è abortiva. È necessaria un’offensiva della parte laica per la difesa e la giusta applicazione della 1994». «In Italia esiste l’obbligo di ricetta e lo scorso anno ne sono state rilasciate 400mila mentre in Francia – ricorda Gerardi – dove la pillola si acquista liberamente, ne sono state vendute nel 2006
il triplo. Offriremo un servizio di assistenza legale a tutte quelle donne che vogliono denunciare
situazioni illegali». Ecco invece le richieste di Iervolino e dei Radicali per quanto riguarda la pillola del giorno dopo nel Lazio: «Che il Comune controlli l’accesso alle informazioni, che il presidente della Regione Marrazzo e l’assessore alla Sanità Battaglia intervengano sulle strutture, che facciano una campagna informativa, che tolgano l’obbligo della ricetta e che rendano pubblico l’elenco dei
medici non obiettori».
 

 

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