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I tagli alle indennità dei politici non passano mai

Proseguono le inchieste di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo (Corriere della Sera), sui costi della politica. «Le sforbiciate non passano mai, nei palazzi del potere», scrivono oggi, raccontando come i consiglieri regionali si siano autoridotti il taglio del 10% dello stipendio previsto nell’ultima Legge Finanziaria di Tremonti.

Il comma 54 dell’art. 1, per evitare aggiramenti da parte dei «maghi del cavillo», specificava che i tagli riguardavano tutte le voci.

Tuttavia, riportano i due giornalisti, il consigliere regionale toscano Jacopo Maria Ferri riesce a presentare una «leggina regionale» che riduce il taglio «al minimo del minimo». Solo i Ds votano contro, tutti gli altri gruppi a favore e la leggina passa.

Quello toscano, però, scoporono Stella e Rizzo, non è un caso isolato. La «scappatoia» la trovano in tanti, trovando «soluzioni diverse». Veneto, Sicilia, con il taglio della base imponibile, ma anche a Roma. I bilanci del Senato parlano chiaro: lo stanziamento del capitolo 1.2.1. (indennità parlamentare) parla infatti di un taglio del 5,51% per l’effetto combinato, parole testuali, «della decurtazione del 10% delle competenze in questione e del successivo incremento delle stesse, ipotizzato nell’ordine del 4,5%, che verrà applicato quando sarà disponibile il tasso di incremento delle retribuzioni della magistratura».

I tagli alle indennità dei politici non passano mai
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