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I vescovi e il referendum: votare è un dovere civico

  A dodici giorni dal referendum confermativo sulla devolution, l’agenzia promossa dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) per fornire articoli ai settimanali diocesani invita tutti a recarsi alle urne senza però fornire indicazioni di voto: «Votare è un dovere civico ancor più rilevante, un’espressione di fedeltà alla Repubblica», scrive il «Sir» (Servizio informazione per la Chiesa italiana). E tutto questo avviene dopo la sortita di Incrocinews.it, il settimanale della diocesi guidata dal cardinale Dionigi Tettamanzi, che aveva riportato la posizione dell’Azione cattolica milanese favorevole a bocciare, con il «No», la riforma votata a maggioranza dalla Casa delle Libertà.

 

 

 

Pur non prendendo posizione, il «Sir» ora dà un giudizio negativo sulle modifiche del Titolo V varate a suo tempo dal centrosinistra: quella riforma «sottoposta a referendum nel 2001 venne confermata. Ma come dimostra l’aumento esponenziale dei conflitti di attribuzione che intasa la Corte costituzionale, diverse cose non funzionano nella ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni ». E questo confermerebbe una propensione per il «No» molto diffusa tra i quadri dell’associazionismo cattolico: bocciare anche questa riforma della Cdl varata a maggioranza per poi aprire una riflessione sulla Costituzione.

 

 

 

E in questo solco si inserisce anche il presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo: «La vittoria del “Sì” o del “No” non risolve la questione. Abbiamo bisogno di un Paese più moderno e non si può cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza. Bisogna sedersi intorno a un tavolo». In una campagna elettorale fiacca, c’è grande attenzione al voto degli italiani all’estero. Le operazioni nei consolati termineranno giovedì 22 ma il senatore Luigi Pallaro, il «sudamericano » eletto con l’Unione ma allergico alla disciplina di coalizione, ha già fatto sapere di aver votato «Sì».

 

 

 

La vera battaglia, per ora, si sviluppa intorno a una raffica di spot prodotti e trasmessi dalla Fininvest. Per Lucio Malan (FI) si tratta di «informazione corretta» mentre Giuseppe Giulietti (Ds) ha inviato un esposto all’autorità per le comunicazioni affinché vigili sulle emittenti pubbliche e private.

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