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Il pacifismo e i rivoluzionari di cartapesta

Il ministro Antonio Di Pietro non piace la proposta dell’Unione sull’indulto. È nel suo diritto esprimere le sue opinioni in proposito, nelle sedi in cui si discute, compreso il consiglio dei ministri. Invece cosa fa Di Pietro? Rilascia dichiarazioni a raffica per dire che, se non si fa come dice e vuole lui, lascia l’incarico ministeriale e appoggia dall’esterno il governo. La stessa minaccia fu fatta da Rifondazione quando, candidandosi D’Alema, si mise in dubbio l’elezione di Bertinotti a presidente della Camera. Poi fu il turno dei comunisti italiani. Pure Mastella ha minacciato l’appoggio esterno per stare meglio all’interno. E ci sono singoli parlamentari che sulla missione in Afghanistan minacciano di non votare la fiducia. Cade il governo? Finalmente, ha detto il grande pacifista Gino Strada, un governo cade sulla guerra. Infatti se la coalizione di Prodi va in crisi, subito si formerà un governo, guidato dallo stesso Strada, con Franca Rame e Dario Fo, Malabarba (ministro degli esteri), Beppe Grillo, Sabina Guzzanti e soci, e la pace regnerà nel mondo. Qualcuno teme che può tornare Berlusconi. Questo è vecchio migliorismo, rispondono i rivoluzionari di cartapesta.
Il pacifismo e i rivoluzionari di cartapesta
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