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Il Pd è malato e i socialisti non stanno tanto bene

Anche le ipocrisie politiche hanno (o dovrebbero avere) un limite che per decenza non dovrebbe essere valicato. E allora diciamo le cose come stanno: l’Unione prodiana non c’è più. C’è Prodi presidente del Consiglio con un partito – il Pd – che almeno formalmente lo sostiene ma con un leader che vuole esercitare un ruolo di guida, poi tutti gli altri (partiti e persone) sono in libera uscita. Nel quotidiano di Rifondazione comunista si discute se vale ancora la pena di restare nel governo; i comunisti di Diliberto e Rizzo sputacchiano nel piatto dove mangiano; Dini e qualche suo socio è già uscito dall’Unione; Bordon a novembre e dicembre vota quel che lui ritiene votabile e a gennaio si dovrebbe addirittura dimettere da senatore. Di Pietro e Mastella annunciano di uscire e rientrare un giorno sì e l’altro pure. I socialisti voteranno certo la finanziaria. E poi? Veltroni ha annunciato che nel momento cui si andrà a votare il Pd, e solo il Pd, farà il programma, e, ha detto chi ci sta ci sta, altrimenti il suo partito gioca da solo. Con quale legge elettorale non si sa, ma per rendere efficace il monito (lo chiamiamo così) rivolto agli ex alleati, pensa che sarà in funzione un sistema maggioritario, magari quello che sfocerà dal referendum. Insomma a gennaio si apre una nuova fase politica. E sarebbe bene aprirla con la finanziaria approvata. La manovra berlusconiana per fare cadere il governo e la finanziaria è un atto irresponsabile nei confronti del paese e distruttivo, in un sistema politico che produce ingovernabilità e continuerebbe a produrne se si votasse alla cieca come vuole il Cavaliere. A questo punto occorre capire se una nuova fase si può aprire con l’attuale direzione politica, con Prodi presidente di questo o di un altro governo. Io penso di no. L’attuale maggioranza non è stata in grado di avanzare una proposta di legge elettorale. E ha una sola politica: durare comunque. Non ho capito perché Pannella sostenga questa tentazione prodiana. Anche l’opposizione, con l’eccezione dell’Udc, ha una sola proposta politica: riportare il Cavaliere, costi quel che costi, a Palazzo Chigi. La situazione è veramente paradossale: i due schieramenti sono politicamente disarticolati e, al tempo stesso, formalmente ingessati.
Il nuovo Partito democratico pensa di avere tutte le carte per inaugurare una nuova stagione politica del centrosinistra, ma non ne gioca una. Le uscite sulla sicurezza rivelano una insicurezza di linea e la scena si ripete in tutti i campi. E di fronte al rischio di una crisi di governo al buio, Veltroni non gioca la carta delle legge elettorale. E soprattutto non può giocare apertamente la carta del superamento del governo Prodi. La sinistra radicale pone il problema del governo Prodi, ma in termini agitatori e velleitari, senza un progetto alternativo se non quello di tornare all’opposizione contro tutto e contro tutti.
Una posizione che divide anche Rifondazione comunista. Questo quadro mette in evidenza la debolezza di una forza socialista oggi ancora non in grado di competere e di indicare una nuova prospettiva politica. Una prospettiva non subordinata ai tempi, alle scelte politiche e alle persone che paralizzano il Pd nel recinto del governo Prodi. Ma una forza politica costruisce la sua identità e il suo ruolo proprio nei momenti di crisi e quando è in gioco l’interesse generale del Paese. La Costituente socialista, in questa occasione, deve soprattutto indicare quali possono essere i temi e le linee di sviluppo della democrazia italiana in una fase che superi gli attuali paralizzanti schieramenti e guardi al domani.

Il Pd è malato e i socialisti non stanno tanto bene
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