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Il profumo di rosa fa bene all’Unione

  Come ben sanno i cultori di Proust anche una “petite phrase” può assumere un valore notevole. Così le poche parole dedicate da Fassino nel suo ultimo discorso all’ “apporto significativo della Rosa nel Pugno” di Boselli e Pannella al successo elettorale”. In coincidenza con l’incontro tra Prodi e una delegazione radicale, speriamo segnino l’inizio di una svolta ben più importante della aliquota di voti che può portare. Certo, Mastella è insorto (“o fuori loro, o fuori io!”), eppur tuttavia vogliamo sperare che una riflessione ulteriore lo induca, piuttosto, ad affrontare i rischi di “una contaminazione” col laicismo con lo spirito di saggio compromesso che contraddistinse la vecchia DC. Ma la riflessione investe anche la compagine diossina portatrice di una tradizione contraddittoria: da un lato la vocazione storica di togliattiana memoria al dialogo con i cattolici e, poi, al compromesso storico berlingueriano, una vocazione destinata, sembra, a sbocciare nel futuro partito democratico e, per intanto, nella lista unica dell’Unione, promessa e premessa di matrimonio tra riformisti di matrice rossa e di matrice bianca; dall’altro la valenza della cultura laica rimasta viva in tanta parte dell’elettorato di sinistra, anche se ha faticato non poco a tradursi in azione politica. Non è un caso, infatti, che le campagne per il divorzio e l’aborto abbiano visto il PCI, dapprima attardarsi e, quindi, far da supporto a una avanguardia radical-socialista e persino liberale.

 

 

 

Oggi la situazione è paradossalmente aggravata. La rappresentanza cattolica si è suddivisa a destra e a sinistra, aggregandosi nella Margherita e nell’UDC con altre piccole appendici. La concorrenza fra loro per ottenere il sostegno della Chiesa ha reso più penetrante l’invadenza ecclesiastica sulla conduzione della politica in svariati campi. Se tutto questo non suscita preoccupazione nella destra, perché, anzi, ne trae vantaggio, nel centro sinistra è causa di frizioni malamente composte, con la conseguenza che, quasi sempre, per amore di unità, le esigenze del laicismo, sia che si tratti di ricerca scientifica, di unioni di fatto, di aborto, ecc., tendono ad essere sacrificate. Con forte scontento della parte laica dell’elettorato, in particolare fra le donne. Per questo l’apporto all’Unione della nuova componente nata dalla fusione tra SDI e Radicali avrebbe una indispensabile funzione di riequilibrio politico e ideale. Naturalmente, come in ogni coalizione preoccupata di vincere le elezioni e di governare, il punto di equilibrio è difficile, ma esso sarà tanto più giusto quanto più le scontentezze che ogni compromesso interno è destinato a comportare, risulteranno reciprocamente e saggiamente bilanciate, senza vincitori né vinti. Ciò detto, come non capire le differenze, le perplessità, e persino i rifiuti che un’alleanza con Pannella suscita? I grandi meriti del personaggio si sono accompagnati negli anni alle sue stravaganze, a talune sue improvvide iniziative, al protagonismo intemperante e, soprattutto, alla spregiudicatezza nelle alleanze che lo vedevano transitare dall’estrema destra all’estrema sinistra.

 

 

 

Accanto a tutto ciò va, però, valutato il risultato dell’ultimo Congresso che ha visto i radicali votare e impegnarsi per la prima volta in modo chiarissimo a favore dell’Unione e di Prodi. Si tratta di una svolta che segna un salto di qualità nella tradizionale disinvolta prassi radicale, una assunzione di responsabilità, primo risultato della unificazione con lo SDI, una forza minore ma che impersona l’eredità migliore del socialismo italiano.

 

 

 

Ma proprio la singolare e felice iniziativa di unificazione comporta una riflessione che oltrepassa anche la questione del laicismo per riproporre l’esigenza per un partito riformista, siano oggi i DS, sia domani il Partito Democratico, di aver ben presente tra i suoi valori fondanti il patrimonio del socialismo democratico, un gene ereditario che per i post comunisti è al massimo un carattere acquisito e non costitutivo. Di qui l’errore di sottovalutare l’apporto dell’ex SDI, oggi “Rosa nel Pugno” e delle personalità socialiste che hanno dovuto faticare non poco per veder riconosciuto il loro ruolo nella rinnovata sinistra.

 

 

 

Oggi siamo al punto che alla firma del programma dell’Unione Boselli non è stato nemmeno chiamato a partecipare a causa della sua “contaminazione” radicale. Un incidente senza conseguenze se sarà sanato rapidamente e si aprirà una stagione di collaborazione piena con la nuova formazione. Gravissimo se invece caratterizzasse anche in prospettiva l’Unione come un condominio di soli post comunisti e post DC.

Il profumo di rosa fa bene all’Unione
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