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Il Tempo – Monete e urla in Campidoglio, la maggioranza resta sola

di Susanna Novelli

Eletto il nuovo Ufficio di presidenza in una baraonda colossale. Le opposizioni lasciano l’Assemblea capitolina e non votano

La nuova presidenza dell’Assemblea capitolina è stata eletta con le grida della piazza «Vergogna, vergogna» e con le opposizioni non presenti in Aula. Ciliegina sulla torta una piccola rissa scoppiata tra il pubblico. Così il Pd, prima ancora del centrosinistra e del sindaco Ignazio Marino, provano a mettere un punto e ad andare a capo per arginare uno tsunami che tuttavia sembra solo all’inizio. L’elezione dell’ufficio di presidenza, tutto del centrosinistra, dopo le dimissioni di Mirko Coratti, indagato per corruzione nella maxi inchiesta per mafia, rappresenta forse l’ultima terapia utile per un malato che sembra avviarsi velocemente, e precocemente, alla fase terminale. Prima, tuttavia la cronaca di una giornata che segna comunque uno spartiacque e che si apre sulle polemiche intorno alle frasi del sindaco Marino che smentisce di aver mai incontrato Salvatore Buzzi mentre le foto dell’incontro, insieme al vicesindaco Nieri, campeggiavano già ovunque. Polemica comunque superflua considerato che Marino aveva già corretto il tiro ammettendo «mai avuto nessun incontro di lavoro con Buzzi, quella foto si riferisce a una mia visita in campagna elettorale a una cooperativa che si occupa di detenuti». La 29 Giugno appunto. Ma se su questo sarebbe davvero pavido insistere, sulla gestione politica di una fase senza precedenti c’è invece da riflettere. Eccome. Il nodo si forma in mattinata, quando maggioranza e opposizioni si trovano muro contro muro. Il Pd vorrebbe infatti sostituire solo il presidente, il centrodestra chiede invece l’azzeramento dell’intero Ufficio. Il problema è di poltrone. Sostituire il vice in quota Lista Marino e la segretaria d’Aula in quota Sel, avrebbe messo in serio pericolo l’elezione stessa di Valeria Baglio, la consigliera sulla quale il Pd aveva trovato la quadra il giorno prima. Meglio non toccare niente. Non ci sta però l’opposizione. Se si deve dare un segnale di cambiamento l’ufficio di presidenza va azzerato e non presentandosi di fatti si dimettono il vice presidente Giordano Tredicine (Fi) e il segretario d’aula Dario Rossin (Fi). La sintesi non si trova. Soprattutto quando il leader Fi, Berlusconi, detta la linea politica: sciogliere il comune e andare al voto. Tutto il centrodestra, Fi, Ncd, FdI, Anp diserta l’Aula Giulio Cesare. Anche Alfio Marchini e Alessandro Onorato della Lista civica disertano la seduta e chiedono il voto. La Lega con Marco Pomarici protesta in Aula, lanciando monetine a Marino, mentre i consiglieri M5S si prentano, protestano dentro e fuori il Palazzo Senatorio, chiedendo anche loro elezioni anticipate. In questo clima il centrosinistra elegge il nuovo Ufficio di presidenza: Valeria Baglio presidente, Maria Gemma Azuni (Sel) e Franco Marino (Lista Marino) vice presidenti, Ilaria Piccolo (Pd) e Riccardo Magi (Radicali) segretari d’aula. Il discorso commosso della Baglio, che riceve i fiori in omaggio dall’assessore Masini, prova a ingranare la marcia per ripartire, dopo aver dato un abbraccio a Coratti: «Abbiamo tutte le risorse per ripartire e l’Assemblea capitolina deve essere la casa dei romani aperta, vicina e trasparente». Sindaco, giunta e maggioranza augurano buon lavoro ai neo eletti. Intanto, fuori dall’Aula, l’assessore all’Ambiente, Estella Marino annuncia la sospensione di tutte le gare in corso per i servizi del verde. E la politica si organizza, pensando alle elezioni. Respinte al mittente le «avance» della Baglio stessa ai grillini: «Possiamo lavorare insieme». I consiglieri 5 Stelle invece si siedono a terra in Aula e leggono le 1200 pagine dell’inchiesta «Mondo di Mezzo». Poco dopo il sindaco annuncia di rinunciare alla sua amata bici per motivi di sicurezza, come chiesto dal prefetto. Difficile dire se quello di ieri è stato un inizio o una fine di una pagina del Campidoglio buia come non mai.

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