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Il Tribunale di Roma riconosce i "Dico"?

Un processo fatto di tante “prime volte in Italia”. E’ il processo che vede oggi al banco degli imputati il 23enne rumeno Gorge Alin Chisereu accusato dell’omicidio di Roberto Chiesa, il 63enne omosessuale trovato ucciso il 7 marzo scorso nel suo appartamento di San Giovanni dove conviveva da 25 anni con il suo compagno Mario Chinazzo. Un processo ricco di protagonisti e colpi di scena. Il Tribunale sta infatti diventando territorio di battaglia per il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto. A costituirsi parte civile (è la parte danneggiata dal reato consumato) del processo sono: prevedibilmente, il compagno della vittima, meno prevedibilmente, il Campidoglio e l’Arcigay, associazione per la difesa dei diritti delle persone omosessuali. Il colpo di scena vero lo fa però il Gup (giudice per l’udienza preliminare) Claudio Carini riconoscendo come parte civile Mario Chinazzo e respingendo le richieste di Comune e Arcigay.

IL COMPAGNO – Chinazzo è commosso: “Ho diviso la vita con Mario per 25 anni e avevo il terrore che non mi riconoscessero. Mi faceva star male il pensiero di non essere nessuno per la legge”. Nella richiesta di parte civile è stato “ampiamente provato che si trattava di un sodalizio affettivo materiale e spirituale – spiega il suo avvocato – che andava avanti dal 1982. Abbiamo provato il rapporto patrimoniale e affettivo”. Per il processo bisognerà attendere l’8 novembre.

IL CAMPIDOGLIO – Per la prima volta un Comune italiano intraprende un’azione del genere in un procedimento giudiziario per un omicidio a sfondo omosessuale. L’assessore capitolino alle pari opportunità Cecilia D’Elia spiega i perché di quest’atto: “Volevamo stare vicini a Mario […] che non essendo familiare di Roberto Chiesa, non può presentarsi al processo come parte lesa, ma può esserlo attraverso il Comune”. Sebbene sottoposta a ripetuti quesiti in merito, l’assessore non fa però nessun accenno alle reali motivazioni depositate in Tribunale dal Comune, né tanto meno all’intenzione di istituire un registro delle unioni civili a Roma. Un atto concreto e la cui forza sarebbe forse d’aiuto alla battaglia ancora tutta simbolica intrapresa dal Campidoglio.

Il Tribunale di Roma riconosce i "Dico"?
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