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In arrivo una sanatoria per i tesorieri dei partiti

ROMA — Una pioggia di denaro sui partiti politici, con la possibilità di ottenere contributi anonimi fino a 50 mila euro e soldi dallo Stato anche in caso di interruzione della legislatura. Con tanto di sanatoria, e salvacondotto per il futuro, per i loro amministratori rinviati a giudizio. E, se non bastasse, un fondo di garanzia pagato dallo Stato per far fronte ai loro creditori. Per il segretario radicale, Daniele Capezzone, è «uno scandalo». Per il senatore di Forza Italia, Lucio Malan, «solo l’introduzione del diritto alla privacy nelle donazioni ai partiti». Fatto sta che le nuove norme sui partiti, inserite a sorpresa nel maxi- emendamento al decreto legge sulla proroga di alcune scadenze di legge, si avviano a diventare rapidissimamente legge dello Stato. Grazie alla fiducia ottenuta ieri a tarda sera dal Governo al Senato (159 favorevoli su 162 votanti, assente in aula l’opposizione) sul provvedimento, e che sarà replicata alla Camera la prossima settimana.
CAOS IN PARLAMENTO — A prescindere dalla sorpresa sul finanziamento dei partiti, il testo del maxi-emendamento, che raccoglie cinque decreti ed altre disposizioni che rischiavano di non essere convertiti in tempo utile, ha comunque scatenato ieri durissime polemiche nel governo e nella maggioranza, e tra la maggioranza e l’opposizione, che ne ha chiesto il ritiro. Con un ministro (Mario Baccini) pronto a dimettersi perché nel maxi-emendamento non è entrata la norma che stabilizzava nella loro nuova posizione tutti i dipendenti pubblici distaccati e comandati. E un altro ministro (Giulio Tremonti) arrabbiatissimo per il pasticcio.
DIMISSIONI ANNUNCIATE — Per il governo, rimproverato dal presidente del Senato Marcello Pera e costretto a scusarsi in Aula per aver presentato un testo pieno di errori, senza relazione tecnica della Ragioneria dello Stato, e con moltissime norme senza copertura finanziaria, poi espunte, è stata una giornata quanto meno difficile. «Abbiamo lavorato fino all’altra notte alle due. Abbiamo dovuto mettere d’accordo la presidenza del Consiglio con l’altra Presidenza, quella un po’ più in alto, oltre a tutta una serie di richieste provenienti da più parti» ha spiegato il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento che ha gestito il dossier, Cosimo Ventucci, mentre Tremonti ha parlato di un «vero e proprio assalto all’ultima diligenza». Il problema, però, non è affatto risolto: Baccini ha fatto sapere di aver solo «sospeso» le sue dimissioni. Aspetterà martedì per capire se le proposte sulla pubblica amministrazione potranno essere recuperate in extremis in qualche altro decreto. Paiono definitivamente tramontate, invece, alcune delle norme cassate per mancanza di copertura. Tra queste ce n’erano alcune importanti, come l’assunzione di 68 persone all’Antitrust, e il rinvio di alcuni termini previsti dalla legge sul risparmio appena approvata. Salta anche l’assunzione di cinque nuovi Consiglieri di Stato, otto avvocati e 6 procuratori dello Stato, duramente contestate dall’Anma, l’Associazione dei magistrati amministrativi.
SOLDI AI PARTITI — Nessun rilievo formale, invece, sulle nuove regole in favore di partiti. Aziende e privati cittadini potranno donare ai partiti fino a 50 mila euro (prima il limite era di 2.500 euro) senza certificazione di ricevuta e relativa denuncia. Si stabilisce poi che i rimborsi dello Stato alle forze politiche non si interrompano in caso di scioglimento delle Camere. Dureranno in ogni caso cinque anni. E queste somme, che diventano veri e propri crediti, potranno anche essere cartolarizzate, ovviamente con l’emissione di obbligazioni, e cedute a terzi. «I creditori dei partiti — si legge nel testo — non possono pretendere direttamente dagli amministratori dei medesimi l’adempimento delle obbligazioni del partito, se non qualora questi abbiano agito con dolo o colpa grave». Resta inteso che le nuove norme si applicano «anche per i giudizi e i procedimenti in corso».
Mario Sensini
In arrivo una sanatoria per i tesorieri dei partiti
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