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In procura la pillola del giorno dopo

Repubblica, cronaca di Roma, 25-11-2005, pag.3
 

Tra i reati ipotizzati l’omissione di soccorso e l’abuso d’ufficio. Verranno ascoltati i medici obiettori di coscienza.

In procura la pillola del giorno dopo

Aperta un’inchiesta sugli ospedali che rifiutano il farmaco.

 
MARINO BISSO

“Pillola del giorno dopo” negata nei pronto soccorso degli ospedali capitolini. La Procura ha aperto un’inchiesta per accertare se esistano comportamenti penalmente rilevanti nella condotta dei medici e nell’organizzazione del servizio sanitario. Il nuovo fascicolo è sulla scrivania del procuratore capo Giovanni Ferrara. Al momento l’inchiesta è contro ignoti: tra i reati ipotizzabili l’abuso d’ufficio e l’omissione di soccorso. Ma per l’eventuale contestazione si attende di conoscere i risultati degli accertamenti affidati alla polizia giudiziaria che dovrà ascoltare i medici in servizio nelle strutture sanitarie denunciate.

Il fascicolo della Procura è stato aperto a seguito di un esposto presentato dall’avvocato Alessandro Gerardi per conto di Diego Sabatinelli e Massimiliano Iervolino dell’Associazione “Radicaliroma”. La denuncia prende spunto da un servizio televisivo mandato in onda durante il programma Matrix dello scorso 28 settembre. La Procura ha già acquisito la casetta del programma che documenta l’odissea notturna di due giovani che cercano di farsi prescrivere il farmaco necessario ad evitare l’eventuale gravidanza indesiderata. L’impossibilità di ottenere un’assistenza adeguata era già stata denunciata da Repubblica a maggio, un articolo che riferiva dei ripetuti “no” pronunciati da medici obiettori contattati da una coppia al Policlinico Casilino, al Pertini, all’Umberto I e al San Camillo.

 

I medici interpellati si sono rifiutati di fornire la prescrizione richiesta invocando l’obiezione di coscienza, senza peraltro assumersi la responsabilità di questa decisione mediante l’indicazione per iscritto  del motivo del rifiuto sul documento della prestazione – sostengono Sabatinelli e Iervolino-.

Date le sue caratteristiche, dunque, il personale sanitario è tenuto a considerare il predetto farmaco una prescrizione d’urgenza, il cui rilascio è dovuto in assenza di qualsivoglia possibilità di diagnosi (non sono previste, tanto per dire, né visita vaginale né ecografia per via vaginale); la pillola del giorno dopo rientra infatti nella “Classe 1” dell’Oms, cioè senza restrizioni d’uso. Perciò dovere del personale medico è proprio quello di ottemperare con sollecitudine – in base alla dizione “d’emergenza” – alle richieste delle pazienti.

 

L’esposto evidenzia inoltre che la tempestività è l’aspetto principale nell’assunzione della pillola: Il farmaco in questione (due compresse a distanza di 12 ore una dall’altra) va infatti assunto entro e non oltre le 72 ore successive a un rapporto non protetto, pena la sua perdita di efficacia. In pratica la distanza di tempo trascorsa tra il rapporto a rischio e la somministrazione della contraccezione, raddoppia ogni 12 ore il rischio di un concepimento indesiderato.

 

Altra questione al vaglio della Procura è la violazione degli obblighi professionali. In commercio esistono solo due preparati, Levonelle e Norlevo, per i quali è necessaria una ricetta nominativa non ripetibile. Le caratteristiche e il meccanismo d’azione pre-concezionale rendono impossibile invocare l’obiezione di coscienza, come definita dalla legge 194/1978 o dalla legge 40/2004, non essendoci una gravidanza in atto o una procedura di procreazione medicalmente assistita – si legge nell’esposto -. Comunque il comportamento dei sanitari è parso illegittimo stante il mancato rispetto dei diritti del cittadino impossibilitato reperire un medico disposto a rilasciare la ricetta. 

 

Parla Anna, la ragazza alla quale fu negata la pillola del giorno dopo in alcuni ospedali romani.

“Obiezione o mancato soccorso si chiarisca il ruolo del medico”

“Ore di ansia che mi sarei potuta evitare visto che il farmaco è legale e prescrivibile”

 FEDERICA GRASSI

Sono proprio contenta che qualcuno abbia trovato la forza per denunciare l’arbitrio di certi medici sulla prescrizione della pillola del giorno dopo. A parlare è Anna (nome di fantasia), una donna di trentaquattro anni che un sabato sera di sei mesi fa, insieme al fidanzato, ha peregrinato nei pronto soccorso di quattro ospedali per farsi prescrivere la pillola del giorno dopo, senza riuscirci. Obiettori di coscienza al Casilino, al Sandro Pertini, all’Umberto I e al San Camillo –racconta Anna- Non è stata solo omissione di soccorso. Io quella sera ero nervosissima e lo sono stata fino al mattino di lunedì quando, in un consultorio, sono riuscita a farmi fare la ricetta. Ore di ansia per un profilattico rotto. Un’ansia che mi sarei potuta risparmiare visto che la prescrizione di questo farmaco non è illegale nel nostro paese e la ricetta la può fare un medico qualsiasi.

Sei mesi fa, l’unico aiuto che Anna ha trovato nei pronto soccorso capitolini è stato il consiglio di un’infermiera dell’Umberto I: “Prova ad aspettare il cambio turno e spera che il ginecologo che attacca non sia un obiettore”. Capito che aiuto? –spiega Anna, ancora furente al ricordo di quel sabato sera- mentre io ero in lacrime e il mio fidanzato cercava di calmarmi.

L’efficacia della cosiddetta pillola del giorno dopo infatti è garantita se la sua assunzione avviene entro settantadue ore dal rapporto sessuale a rischio di gravidanza e il passare del tempo ridece i margini di successo del farmaco.

 

Non si tratta di obiettori di coscienza ma di scaricare il problema ad un altro medico perché la mia era una richiesta legale. La coscienza resta pulita scaricando ad un altro la responsabilità.

Nei consultori la pillola del giorno dopo viene prescritta senza chiedere analisi. Come un qualsiasi altro farmaco . Mentre negli ospedali è tabù e dipende dalla disponibilità di un medico. E’ un favore o una fortuna. Non un diritto del cittadino che aveva già scelto di non fare figli visto che aveva usato il profilattico durante il rapporto –dice Anna-. Forse col tempo mi passerà. Ma sono rimasta traumatizzata. Quella sera mi sembrava di essere invisibile: io avevo un problema e nessuno mi ascoltava. Come se non esistessi. Anna lancia una provocazione. E’ inutile fare gli ipocriti: lo sanno tutti che questo genere di incidenti accadono con maggiore frequenza il sabato sera perché la gente si incontra di più. E allora che senso ha far lavorare gli obbiettori di coscienza in quelle ore? E poi: è una colpa scegliere di non avere figli?.

 

Il commento. La testimonianza di un ginecologo.

“Medici spinti a obiettare e donne senza garanzie” 

NESSUNA accortezza per coprire i pronto soccorso con turni che assicurino la presenza di medici non obiettori. Anzi, visto che la pillola del giorno dopo può essere presa entro 72 ore dal rapporto, molti ospedali non la considerano una procedura di urgenza. Così una donna è costretta a vagare da una struttura all’altra, nella speranza di trovare prima o poi un ospedale e qualcuno che possa aiutarla. “E nel frattempo – spiega Giulio Lanzi, ginecologo – trova anche chi la tratta come una persona di malaffare. Purtroppo succede”. Per gli obiettori anche la pillola del giorno dopo è un micro-aborto e non la vogliono somministrare. Ai non obiettori, invece – continua Lanzi – capita sempre più spesso che strutture ospedaliere così come istituti cattolici e non, chiedano dichiarazioni di obiezione, quasi fosse titolo per l’esercizio della professione.

(clarida salvatori)

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