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In ricordo di Luca Coscioni.

“Luca Coscioni? Quello che parla con la voce metallica, come un robot?” Quante volte abbiamo sentito dire questa frase. Per chi non si occupa di ricerca medica e scientifica Luca Coscioni rischiava di diventare un robot ogni qualvolta tentava di comunicare qualcosa. Eppure era proprio la sua impresentabilità che lo ha reso un simbolo, una speranza per migliaia di malati che lottano ogni giorno per vivere con dignità, nelle case, negli ospedali, al ritmo quotidiano di una vita difficile, se non impossibile. Poi, improvvisamente, è successo. Assistito da sua moglie Maria Antonietta, Luca Coscioni si è spento il 20 febbraio ad Orvieto, per una crisi respiratoria. 39 anni, era da 10 affetto da una malattia neurodegenerativa, la sclerosi laterale amiotrofica, che lo ha privato progressivamente del movimento dei muscoli volontari. Per comunicare utilizzava un sintetizzatore vocale collegato con un computer: attraverso la nuova voce da robot, Luca ha chiesto insieme ai radicali italiani che la scienza esplori le possibilità di cura che emergono dalla ricerca sulle cellule staminali, che in Italia però è interdetta, vietata, anche se la speranza di una cura nuova ed efficace per malattie diffuse – come le sclerosi, il Parkinson e l’Alzheimer – tocca la vita di circa 10 milioni di persone.

Marco Pannella ha parlato di lui come di un soldato: “Luca è caduto, era in prima linea e direi che è stato ammazzato anche dalla qualità di questo paese e dell’oligarchia che lo distrugge”. Il suo nome sulle liste radicali era stato di ostacolo ad un accordo con l’Ulivo alle elezioni regionali del 2004.

Dal 2002 l’Associazione intitolata al suo nome porta avanti la battaglia per la libertà di ricerca e di cura: 3 anni dopo l’Associazione Luca Coscioni ha promosso e sostenuto – insieme ai radicali e ad altre forze, come i Socialisti Democratici Italiani – la campagna referendaria contro la legge 40, che blocca qualsiasi tipo di ricerca sulle cellule staminali embrionali. Pochi giorni fa si è tenuto a Roma il I Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica: al Congresso, aperto da un intervento di Luca Coscioni, hanno partecipato i maggiori scienziati a livello mondiale.

Per la “Rosa nel Pugno” Luca Coscioni rimane il nome e il simbolo della libertà, per la dignità della vita dei malati. Chi in questi anni lo ha incontrato e ha incrociato il suo sguardo sa che Luca parlava con gli occhi. Parlava, comunicava i propri sentimenti perché sapeva che un uomo ha dignità fintanto che può esprimere il proprio pensiero: e sapeva di poter comunicare pensieri e speranze che tanti malati in Italia non hanno la forza di esprimere.

La lotta per la libertà di ricerca continua: grazie a Luca Coscioni.

Francesco Orlandi, SDI-Rosa nel Pugno

 

Andrea Carteny, RadicaliRoma – Ass. Luca Coscioni

 

In ricordo di Luca Coscioni.
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