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La "buona" impresa: le utilities fanno da apripista

Sviluppo sostenibile e crescita eco-compatibile: un orizzonte che le imprese non possono più rifiutarsi di guardare. Una frontiera imprescindibile anche per le aziende che erogano servizi pubblici locali, settore economico chiave in ragione della sua prossimità ai cittadini. Le public utilities vestono volentieri i panni di apripista sul terreno della Responsabilità sociale d’impresa e Confservizi Lazio organizza un convegno ad hoc che chiude il progetto “REStis” (Responsabilità Sociale Territoriale delle Imprese di Servizi, ndr).

ETICA D’IMPRESA
– Nel corso dell’incontro, un’indagine sottolinea i passi avanti compiuti dalle aziende di settore sul piano della tutela ambientale e della risposta alle esigenze manifestate dal cittadino-cliente. Codici etici e bilanci sociali, infatti, sono ormai conquiste riconosciute, nell’interesse della qualità, della trasparenza e della sostenibilità del servizio. Ai lavori prendono parte, accanto a Giuseppe Labarile, presidente di Confservizi Lazio, Franco Dore, Presidente di Erfap Lazio, e i rappresentanti di Metropolitana di Roma, Trambus, Atac, Acea.

IL COMMENTO – Labarile spiega: “Essere socialmente responsabili significa andare al di là degli obblighi previsti dalla legislazione, adottando volontariamente comportamenti che contribuiscano anche a migliorare la società e a ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente”. Ora, secondo Confservizi, c’è da fare un passo ulteriore: introdurre la Rsi nella governance allargata e nella strategia di impresa, introducendo – per ogni azienda – un “ufficio” o uno staff indipendente ed esclusivamente dedicato all’attuazione di politiche specifiche per la Responsabilità sociale.

La "buona" impresa: le utilities fanno da apripista
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