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La laurea? Si prende anche dietro le sbarre

Ripartire dai libri. Hanno pensato di seguire questa strada i quaranta detenuti del penitenziario romano di Rebibbia che si sono iscritti al progetto ‘Università in carcere con teledidattica’.

L’iniziativa, prima del genere in Italia, nasce dalla sinergia fra l’Ateneo di Tor Vergata, la Casa Circondariale capitolina, la società Fastweb e Laziodisu, e permette ai reclusi di laurearsi restando dietro le sbarre. Come? Attraverso una speciale piattaforma predisposta dalla compagnia telefonica su alcuni computer ubicati in due salette del carcere, gli studenti-detenuti possono seguire in sincrono le lezioni che si tengono all’Università, proprio come fossero in aula. Non solo. Una volta a settimana, i docenti si collegano in videoconferenza consentendo agli iscritti di porre domande o ottenere chiarimenti. Per ora il progetto, costato 300mila euro, è limitato alle Facoltà di Lettere, Giurisprudenza ed Economia, ma l’intento è di estendere presto le possibilità di scelta.

“Le lezioni sono già operative – sottolinea Carmelo Cantone, direttore del Complesso di Rebibbia – e a luglio si terranno i primi esami”. “Pensiamo che la cultura sia il migliore antidoto contro il delinquere” aggiunge il Rettore dell’Università di Tor Vergata, Alessandro Finazzi Agrò.
E loro che ne pensano? “Faremo del nostro meglio – giura Giovanni che si è iscritto a Lettere – è la prima volta che abbiamo la possibilità di entrare in contatto diretto con i docenti” E poi: “Il mio primo esame sarà Storia Moderna… Speriamo bene”.

La laurea? Si prende anche dietro le sbarre
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