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La Rosa nel pugno parte forte, con il suo Cencelli super laico

La parola d’ordine è “cercate il tavolo”. Cercate il tavolo per la raccolta firme della Rosa nel pugno, dice Emma Bonino, sotto un ombrellone pericolante, fuori dalla Galleria Alberto Sordi, spiegando perché la conferenza stampa di presentazione liste viene fatta così, all’addiaccio, in un giorno di pioggia. L’idea era quella di dare il via alla raccolta firme in modo visibile. Colpa della legge elettorale, ripete Bonino, della “discriminazione che ci ha costretti a chiudere le liste” dieci giorni prima degli altri, con conseguente maratona per raccogliere le firme. Colpa di una mancata sincronizzazione con il “piano di sopra”, sembra dire Bonino indicando il cielo che manda giù acqua a catinelle, “gli abbiamo spedito un sacco di mail ma niente da fare”, alludendo, chissà, a un laicissimo supervisore dei piovaschi al posto di una classica divinità. Tanto più che proprio ieri Piero Fassino, con la frase “non è vero che i Ds sarebbero meno attenti ai valori laici di altre forze politiche”, si era rimesso in gara per strappare lo scettro di più laico del reame alla Rosa nel pugno, rimpolpata da politici e intellettuali inorriditi dall’annacquamento della verve diessina.

 “Saremo un pungolo laico”, diceva ieri Bonino. E Marco Pannella, sul giornale telematico “Notizie radicali” (oggi on-line), chiama gli alleati alla “correzione della campagna dell’Unione”, pena la vittoria di “uno schieramento populista, reazionario, sfascista, clericofascista con vecchie tracce di nazismo da suburra”. Che “l’Unione sia davvero tale”, scrive Pannella, “che cessi la spartizione dei bottini antidemocratici e illegittimi tra due coalizioni e al loro interno”, specie in tivù, che non ci si divida più in “patto di maggioranza Ds-Margherita, dei neo e paleo comunisti, dei neo e paleo democristiani, da una parte, e Rosa nel pugno, dall’altra”. Scherzo del caso o delle contrapposizioni “di metodo” interunioniste, la presentazione liste della Rosa nel pugno, con “criteri” di candidatura che rispettano una rigida alternanza radicale-socialista (manco ci fosse un nuovo Cencelli), cade proprio nel giorno in cui pure Fassino spiega i cinque contestatissimi criteri di formazione delle liste diesse, tra cui la “competenza” e il “ricambio generazionale”.

 In tutte le 26 circoscrizioni della Camera capeggiano le liste della Rnp Emma Bonino ed Enrico Boselli, alternati. Al Senato ovunque è numero 1 Ugo Intini e numero 2 Pannella, tranne che in Calabria, dove Pannella è primo e Cesare Marini secondo. Per i numeri 3 e 4 vige sempre l’alternanza radicale-socialista, con Roberto Villetti per i socialisti (ovunque) e Daniele Capezzone e Marco Cappato rispettivamente al centro/sud e al nord. Tutte le postazioni successive seguono questo criterio “uno a uno”. Gli ex diessini Lanfranco Turci e Salvatore Buglio, assicura Daniele Capezzone, sono candidati in varie circoscrizioni e come “teste di lista”, cioè in buona posizione per essere eletti, come pure Michele Ainis. Per gli altri, dipende da quanti voti prenderà la Rnp. Capezzone si dice ottimista, almeno a giudicare dall’atmosfera “ieri solo a Torino abbiamo raccolto 600 firme”. Si può giocare al toto deputati. Se la Rnp prendesse il 2 per cento entrerebbero 12 nomi, con il 3 per cento una ventina. Al Senato il calcolo è più difficile, visto il quorum regionale. Le “personalità” – spiega Capezzone – vanno in fondo alle liste”. In funzione di antidoto superlaico – come gli scienziati anti legge 40, accorsi numerosi a dare sostegno – oppure in funzione raccatta voti, come lo storico Biagio De Giovanni, ultimo nel Lazio, di Oliviero Toscani, Fabrizio Rondolino, Marco Bellocchio e delle new entry Claudio Coccoluto – dj, numero 27 nel Lazio, portatore di voti libertari e nottambuli – e Stefano Disegni, collettore di voti satirici.  

La Rosa nel pugno parte forte, con il suo Cencelli super laico
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