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La Rosa nel pugno rilancia Biagi nell'Unione: ripartire dal suo Libro bianco

  Marco Biagi ha una patria anche nel centrosinistra. A dispetto dell’omaggio di circostanza riservato da alcune componenti della coalizione guidata da Romano Prodi al giuslavorista ucciso quattro anni fa dalle Brigate rosse, ci sono i radicali e i socialisti, cioè la Rosa nel Pugno, che rivendicano l’azione e l’eredità di Marco Biagi. Il quale, del resto, prima di fare il consulente del ministro del Welfare Roberto Maroni aveva lavorato per il centrosinistra con Tiziano Treu e nel 1999 era stato candidato per le comunali di Bologna con lo Sdi.

 

 

 

 Sono intervenuti in molti ieri al convegno in onore di Biagi organizzato dal partito di Enrico Boselli e Marco Pannella. E Roberto Villetti, chiudendo la giornata, ha voluto sottolineare il particolare «affetto» col quale la Rosa nel Pugno ricorda Marco Biagi, confermando che Emma Bonino, lo stesso Boselli e altri leader del partito saranno domenica a Bologna per una manifestazione che suona inevitabilmente in polemica con quella organizzata per domani dal sindaco Sergio Cofferati, che da segretario della Cgil definì «limaccioso» il Libro Bianco.

 

  E invece, dice il titolo del convegno, bisogna «ripartire dal Libro Bianco». Del resto, nell’«agenda Giavazzi» — e il professore ieri è intervenuto in videoconferenza dalla Bocconi — sposata da radicali e socialisti uno dei cinque punti proposti dall’economista per i primi cento giorni del prossimo governo è proprio la cosiddetta flexicurity secondo il modello danese, cioè l’unione della flessibilità, che significa anche libertà di licenziare, con un sistema di ammortizzatori sociali, cioè di sussidi, certo ed universale, che non renda drammatica la disoccupazione. Proprio l’impostazione che sottosta al Libro Bianco, che pero solo in parte si è tradotto in norme.

 

  Per questo, dice Emma Bonino introducendo il convegno, «non c’e un problema di abrogazione della legge Biagi», come l’estrema sinistra chiede a Prodi, «ma di integrazione nella stessa legge degli ammortizzatori sociali previsti dal Libro Bianco». «Oggi aggiunge Daniele Capezzone — mandiamo una lettera aperta alla Confindustria e al suo presidente Montezemolo alla vigilia dell’appuntamento di Vicenza e a tutto il centrosinistra». In sintesi: «Vogliamo più Biagi, più Giavazzi, più Boeri, più Ichino e niente Rizzo e Diliberto». Cioè, nonostante il no del Pdci, più liberalizzazioni e privatizzazioni, e più flessibilità, sia pure unita ad ammortizzatori sociali per tutti. «Sappiamo che la nostra è una sfida — conclude Capezzone — ma è una partita che vogliamo giocare». 

La Rosa nel pugno rilancia Biagi nell'Unione: ripartire dal suo Libro bianco
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