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L'ambizione anti-clericale dell'asse Pannella-Boselli

  Gli Zapatero capaci di influenzare la politica italiana sono in realtà due. Il primo è quello dell’Iraq, l’uomo del ritiro immediato a cui si ispira la sinistra estrema. Ed è ben noto. Ma ce n’è un altro, forse meno conosciuto, che è diventato da tempo la bandiera del nostro partito radicale. Lo stesso partito che stringendo un patto con lo Sdi dì Boselli è entrato a pieno titolo nelle alleanze di centrosinistra.
 
 È lo Zapatero dei nuovi diritti civili, ossia dei matrimoni gay. E’ lo Zapatero che sfida la Chiesa cattolica e cerca di metterla sulla difensiva, anche minacciando di ridurle i finanziamenti di cui essa gode. Lo scontro in Spagna è aspro su molti livelli, nelle piazze e nei palazzi, e il primo ministro non si tira indietro. Bene, questo Zapatero che ha alzato il vessillo di una laicità radicale contro le gerarchie ecclesiastiche accusate di ingerenza, è palesemente l’ispiratore, in questa fase, di Pannella, Boselli e Capezzone.
 
 Del resto non è una novità: i radicali (ma un po’ anche i socialisti boselliani) hanno dichiarato di recente di voler guardare a due modelli, il primo è Tony Blair: per la politica estera e per le riforme economiche. Il secondo, per la capacità di immaginare la nuova dimensione dello Stato laico, è appunto Zapatero.

  Il risultato è che si è ormai creata in Italia un’area dominata da un forte anti-clericalismo, da un laicismo senza mezze misure e da una decisa contrapposizione ai «privilegi», veri o presunti, della Chiesa. La proposta dì abolire il Concordato è solo la punta avanzata, e visibile sul piano mediatico, di una battaglia di lunga durata. Ne deriva che si sono sbagliati quanti vedevano nell’intesa radicali-Sdi (più il gruppo di Bobo Craxi) solo un’operazione di tipo elettorale, volta a mettere insieme spezzoni sparsi di natura socialista e libertaria. Quella immaginata da Pannella e Boselli è un’iniziativa più ambiziosa, perché tende a ridefinire i rapporti fra laici e cattolici nell’Unione; a condizionare le mosse di Rutelli e del «centro» cattolico della Margherita; a tenere sotto pressione Prodi, chiamato a una continua mediazione.
 
 Per certi aspetti, si potrebbe dire che l’obiettivo è di creare una forza laica altrettanto nervosa e dinamica di quanto sia il partito di Bertinotti nell’area della sinistra antagonista. Con il 5-6 per cento, il leader di Rifondazione ha giocato per anni un ruolo decisivo nel centrosinistra. Con una percentuale analoga, i boselliani e Capezzone possono ambire ad avere lo stesso peso sul fronte laico. A maggior ragione ora che la riforma proporzionale costringe a guardare con maggiore attenzione ai partiti, alle loro identità specifiche.
 
 Non c’è dunque da aspettarsi che i socialradicali si fermino. Le polemiche continueranno. Sfruttando al meglio l’occasione di una Chiesa che è molto presente nella vita pubblica italiana, il nuovo anti-clericalismo vuole costituire una componente di primo piano dell’Unione.
 
 Si spiegano così le preoccupazioni di Prodi e Fassino. Il primo finora si è limitato a ribadire che «il Concordato non è in discussione». Il secondo si sforza di non lacerare i rapporti con la Chiesa e di usare parole rassicuranti. E’ evidente la volontà di mantenere l’equilibrio fra laici e cattolici nel tradizionale solco «spadoliniano».
 
 «Non si votano a maggioranza leggi su temi eticamente sensibili. La società va tenuta unita» ha detto il segretario dei ds presentando l’ultima opera di Pietro Scoppola. E’ un messaggio chiarissimo rivolto alle autorità ecclesiastiche, con cui si evita ogni polemica. L’opposto esatto della linea alla Zapatero sostenuta dai radicali. Ma ovviamente non c’è nessuna garanzia che basti questo a placare le acque nel centrosinistra.

L'ambizione anti-clericale dell'asse Pannella-Boselli
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