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Le smart cities /1: Serve la trasparenza

Di Demetrio Bacaro.

Oltre il 50% della popolazione mondiale, ormai già da quasi 10 anni, vive nelle città e circa la metà delle nazioni della terra ha un ordinamento di tipo federale o federalista.
Il coniugarsi di questi 2 fenomeni rende ragione del perché sul governo delle città, sempre più pensate in un’ottica di loro potenziale federabilità in senso anche extrastatale e transnazionale, si concentri in questi anni molta parte della speculazione politologica, ma anche sociologica e finanziaria, con ricadute su ambiti poliedrici come sviluppo, ambiente, risorse, servizi e molto altro.
Il governo di un organismo (secondo teorie urbanistiche e filosofiche di tipo proprio “vivente”, con nascita, nutrizione, crescita e possibile morte) per sua natura molto complesso come la “città”, non può prescindere dal tentativo di armonizzare le risorse finanziarie ed economiche, con le esigenze della fornitura dei servizi, tutelandone la qualità e la universalità di fruizione, garantendo attenzione preventiva alla qualità e alla preservazione dell’ambiente, sia per finalità congiunturali, sia per esigenze di lasciti di fruibilità alle generazioni future.
Mettendo da parte per ora la discussione sulla “forma di governo” di una città (sulla quale torneremo in una “puntata” successiva), preme qui valorizzare il tentativo planetario di ricerca, innovazione e allargamento del governare non solo amministrativamente i fenomeni urbani, che va sotto il titolo di SMART CITY, “dove il concetto di città intelligente” si coniuga ad un processo innanzitutto progettuale, con modalità realizzative allargate e condivise fra i diversi soggetti fruitori o fornitori di idee e servizi, con realizzazione dei progetti che prevedeano l’utilizzo di tecnologie e software (ma non solo), atti a realizzare un ambiente cittadino fruibile, sicuro e condiviso, dove si risparmiano risorse ambientali e si migliora la qualità della vita individuale e sociale.
Le discussioni, la ricerca e le applicazioni del concetto di “città intelligente”, condivisa e ecocompatibile, sono diventati talmente numerosi (si registrano costanti e quasi quotidiane innovazioni concettuali e applicative) e talmente ramificate in molti ambiti della vita individuale e sociale dei cittadini, che provare a sviscerarle tutte sarebbe arduo anche per una pubblicazione enciclopedica.
Ecco perché l’idea di questa mini rubrica, che si proverà a rendere regolare nella periodicità, è quella di analizzare di volta in volta un aspetto delle vaste e differenti questioni, sottolineandone potenzialità, potenziali debolezze, cercando sempre un collegamento con le nostre proposte come Radicali per la nostra città, per Roma.
Ci tengo particolarmente però a sottolineare in questa introduzione al lavoro che ci accompagnerà come la smart city non sia un modello da raggiungere sempre uguale e replicabile, ma piuttosto un progetto, un percorso, da intendersi come work in progress costante, dove la capacità gestionale dell'Amministrazione Capitolina, ormai di livello ampio metropolitano, deve essere in grado di favorire la connessione fra i diversi stakeholder; essere organo facilitatore e regolatore, ma non esclusivo promotore di progetti.
Questo potrà avvenire solo se si applicherà una politica partecipata per davvero (senza le finzioni delle mini consultazioni in rete per soli aderenti a piccoli gruppi partitici o sociali), ma soprattutto se sarà la trasparenza degli atti e delle consultazioni il leit motiv dell’agire.
La consolidata battaglia per la trasparenza di Radicali Roma ha una storia ormai quasi decennale, avendo indicato per tempo la centralità della Anagrafe Pubblica degli Eletti e dei Nominati (mai realmente applicata secondo le nostre proposte stringenti di allora), ribadite nelle nostre ripetute iniziative di delibera popolare, nel corso delle quali abbiamo tenacemente ricercato partecipazione con i cittadini e dialogo con le diverse Amministrazioni succedutesi negli anni, ricevendo in risposta indifferenza e ostacoli burocratici o di mera convenienza di parte; l’esatto opposto di quello che sarebbe servito e servirebbe per un processo condiviso, che approdi ad una “città intelligente”.
Nelle prossime settimane con altre “puntate”, approfondimenti e riflessioni, in attesa anche di vostri commenti e suggerimenti.
Stay tuned.

Le smart cities /1: Serve la trasparenza
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