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L'Espresso: a Roma "mazzette" per partorire

L’inchiesta è stata proposta sulla rivista “L’Espresso”

Roma, 20 agosto 2007 – “Trovatevi un’ostetrica di fiducia. Altrimenti quando arrivate al pronto Soccorso non vi si fila nessuno”. E’ dalle parole di una infermiera che ha incontrato in un consultorio che è partita l’inchiesta di una giornalista de “L’Espresso”, Angela Camuso. La collega ha verificato di persona come in 8 ospedali romani “le future mamme, per godere dei loro diritti, pagano bustarelle che arrivano fino a 750 euro”.

Nel servizio, pubblicato nel numero del 19 luglio, viene spiegato che le infermiere offrono, a pagamento, la possibilità di saltare le liste d’attesa, evitare un cesareo inutile, e l’assistenza al parto. Tutte prestazioni che, in teoria, dovrebbero essere garantite senza distinzioni a tutte le future mamme che si rivolgono alla struttura pubblica.

I nosocomi in cui la giornalista ha trovato ostetriche che offrono i propri servizi a pagamento sono il san Camillo, il Policlinico Umberto I, il Casilino, il san Filippo Neri, il Fatebenefratelli sull’isola tiberina, a villa S. Pietro, al Santo Spirito e il san Giovanni-Addolorata. Un metodo illegale sempre più usato da chi aspetta un bebè, un po’ per la paura di non avere tutta l’assistenza necessaria, vista la scarsità del numero degli operatori sanitari rispetto ai pazienti, e un po’ per gli alti costi dell’intra moenia. Per avere a disposizione un team ginecologo-anestetista-ostetrica le strutture pubbliche chiedono cifre dai 2000 ai 9mila euro. E allora si sceglie la “mazzetta”.

L'Espresso: a Roma "mazzette" per partorire
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