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Lettera aperta ad Arcigay e alle associazioni glbt

  Care e cari amici,

 

non passa giorno che non si discuta di quanto questo governo di centrosinistra si sia confermato nelle azioni e nella governabilità con il nostro sentire sui diritti glbt. Davvero poco, oseranno i molti, quasi nulla!

 

 

 

In questi mesi si sono sentiti più i venti burrascosi del Vaticano e della politica centrista binettiana che in qualche maniera intende rappresentarla, che non quella sinistra che si è mostrata debole e silente davanti ai ruggiti di Cei e teodem. Ci si è anche chiesti, a più voci, se non fosse arrivato il momento di dare vita ad una formazione politica tutta omosessuale, dimenticando i disastri che questa etnicizzazione avrebbe indubbiamente registrato.

 

 

 

Ora, in qualche maniera, qualcosa di importante sembra accaderci. Spariti dall’emendamento alla Finanziaria sulle successioni, un ordine del giorno del 7 dicembre, impegna il governo a presentare entro il 31 gennaio 2007 un disegno di legge sulle unioni di fatto. Puntuale arriva l’attacco dell’Osservatore, feroce come l’orrore che Pier Ferdinando Casini manifesta per la marciscente litania sulla nostra deriva zapaterista. E non si è fatto neppure attendere Mastella che si è detto convinto che sui temi etici va lasciata ai legislatori la libera iniziativa. Insomma, piccoli botti di fine anno in attesa di battaglie più subdole e pericolose che verranno proposte a

 

fine gennaio.

 

 

 

Ha ragione l’ottimo Paolo Franchi, direttore de “Il Riformista”, in un articolo sulle unioni di fatto che è anche una lettera a Piero Fassino: “a puntare i piedi, dovremmo essere noi, i laici: senza iattanza, senza arroganza, senza esasperati laicismi, e però con serena determinazione”.

 

Non vi è molto da aggiungere alle parole di Franchi se non la nostra stessa consapevolezza che, ancora una volta, dovremo misurarci con la politica e farlo seriamente questa volta, perché il risultato, nonostante la discesa in campo del governo, non è affatto scontato e a nostro favore. Il principio di eguaglianza e di una moderna politica della sinistra si infrangerà come spuma oceanica sugli alti scogli esasperati dell’unità del governo, del “band wagon”, del rimestìo continuo che diritti negati possano tradursi in scardinamenti della famiglia tradizionale, per la verità già parecchio scardinata di suo senza che i Pacs ci abbiano messo del loro.

 

 

 

Dimenticati gli anatemi e le contumelie di la da venire, occorre una nuova strategia che coinvolga la società civile, le organizzazioni glbt e la politica che intende dialogare con noi.

 

Cominciamo col dire che una eventuale legge sulle unioni di fatto riguarderà anche le coppie di fatto eterosessuali, alle quali oggi dobbiamo chiedere uno sforzo di visibilità, finora quasi assente. Cominciamo col chiedere a uomini, donne, cattolici e laici di schierarsi non non noi, ma con un tema di moderno riformismo, di allargamento democratico che non coinvolger solamente la comunità omosessuale.

 

 

 

Cominciamo a dialogare seriamente con i legislatori che intendono porre freno alla deriva clericale, non meno infausta di quella zapaterista. E sia chiaro: a sinistra come al centro e, perché no?, anche a destra, sapendo che la trasversalità sui temi etici è importante e può rivelarsi a noi vincente. Dialoghiamo con la parte cattolica, “senza esasperati laicismi”, convinti

 

loro e noi che il sancire nuovi diritti famigliari rafforzerà l’essenza stessa dell’essere famiglia, senza che alcun valore etico e morale venga neppure graffiato.

 

 

 

I tanti detrattori li invitiamo, con tutta la nostra umiltà, a cessare parole scavre e poco dignitose sul nostro voler scardinare la famiglia, su matrimonialità e adozioni che nessuno di noi discute, sui dubbi che il premier Prodi diventi per follia o ragion divina, l’emulo di Zapatero. E, visto che ci siamo, per favore, rispetto per un capo di governo e il suo popolo. Attendiamo quanto accadrà a fine gennaio e prepariamoci, se possibile, anche alla piazza con una grande manifestazione o un cospicuo presidio fuori dal Parlamento per quei giorni che forse cambieranno in meglio il nostro chiamarci europei.

 

 

 

Ce la faremo? Dipende anche da voi che tenete le fila dei movimenti, dai cittadini che ci vogliono bene, dai media e dalla politica. Non sarà facile, non lo è neppure la nostra vita. Tanto vale tentare. Un caro saluto.

Lettera aperta ad Arcigay e alle associazioni glbt
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