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Lettera aperta ai compagni radicali e della Rosa nel pugno

10 minuti or sono è stata letta su radio radicale la lettera di marco Pannella, in cui avverte che rientra nei propositi espressigli dai vertici dello Sdi il definitivo scioglimento della Rosa nel pugno. Invita a scrivergli per affermare il pensiero che i compagni radicali rivolgono all’alleanza dei laici, socialisti, liberali e radicali. Ne approfitto per pubblicare il discorso da me preparato a Padova al Congresso dei Radicali Italiani. Sempre a questo proposito vi informo che oggi, domani e sabato a Garbatella (Roma), all’Hyde Park si terrà un dibattito aperto sulla Rosa nel Pugno (per info: www.radicaliroma.com).

Mi sono iscritto ai radicaliroma e mi sono avvicinato ai Radicali italiani perché portavano avanti più idee e proposte che polemiche e dibattiti metapolitici/metapartitici. Con una destra liberalconservatrice troppo berlusconiana e conservatrice e per essere liberale, da una parte, dall’altra una sinistra spesso troppo antiberlusconiana, o anti-tav, anticapitalista, no-global, sterile di proposte concrete e moderne che non siano quelle dell’area massimalista di stampo veteromarxista, i radicali nella rosa nel pugno si facevano strada con una fitta agenda di cose da fare per modernizzare il paese.

Ho votato Rosa nel pugno perché liberale liberista e libertario. Temevo si dimenticassero questi tre aggettivi, costitutivi della nostra identità. Onore a chi, come Capezzone, ha preservato questa matrice e fermato l’emorragia che stava facendo defluire energie come quelle di Della Vedova e Taradash, che sarebbero utili oggi a riformare la sinistra e il paese. Perché questo, credo, sia tuttora il compito dei radicali e anche della Rosa.Ho votato la rosa perché liberale a 360°, liberale liberista libertario, appunto, forse social-liberale, probabilmente non liberalsocialista, senz’altro liberale progressista, liberale di sinistra.

Non capisco e non mi interessano più di tanto le beghe sulla forma partito e meno ancora le beghe tra radicali. Molti sono i temi su cui batterci. Nessuno va abbandonato. Specie le questioni economico-sociali, terreno per forza di cose più insidioso e che espone chi le cura a momenti di maggior tensione nella coalizione.Ritengo poco proficuo perdersi in lunghi dibattiti sulla forma partito, quando alle porte ci sono due referendum che scardineranno ancora una volta il sistema elettorale e, si spera, il sistema partitico. C’è la possibilità di raggiungere un traguardo importante che renderanno desuete le trattative sulla rosa nel pugno. Questo obiettivo, da tempo radicale, è il sistema elettorale maggioritario a turno unico, che permette all’elettore di votare un programma, un governo, un parlamento e di giudicarlo a distanza di 5 anni. Notava Luigi Einaudi, il maggioritario esalta il ruolo dell’elettore medio, informato, intelligente, insomma, il target a cui si rivolgeva la campagna nostra incentrata sull’agenda Giavazzi, Blair, Fortuna, Zapatero; il target a cui si rivolge naturalmente un partito come il nostro,moderno e progressista. Ne abbiamo le capacità perché abbiamo le idee e le ragioni.

Dobbiamo costruire una sinistra alternativa, che veda nelle libertà civili e nelle libertà di mercato una forma di giustizia sociale che garantisca opportunità a tutti, premi a chi ha meriti e coraggio, libera espressione della propria personalità all’individuo.Bisogna convertire il concetto di diritto al lavoro nel concetto di libertà di lavoro. Il diritto al lavoro ha giustificato la proliferazioni di pubblici impieghi, sperperi, leggi che ingessano l’economia. Libertà di lavoro significa che chi ha una macchina basti a fare il tassista, anziché il disoccupato, chi ha una laurea in farmacia, basti a vendere farmaci, pur se non figlio della casta, chi dispone di qualche finanziamento apra un negozio senza altri gravami o un’impresa in 7 giorni.

Oggi lavorare con le sezioni dello Sdi dovrebbe aiutarci per affrontare il delicato tema dell’interventismo locale. Allo stato imprenditore, in parte franato, ma non vinto, sotto il peso dell’insostenibile debito pubblico cui ha contribuito, si fa strada strisciante il Comune. Ora che pare riconoscersi una maggior autonomia impositiva agli enti locali occorre prestare attenzione a che non si abbia una riviviscenza dell’interventismo pubblico, che eccitando le brame del clientelismo potrebbe vanificare il nuovo corso della finanza statale.Il dibattito sulla forma partito è sterile in un momento incerto come questo. Occorre puntare sui contenuti, su un dibattito aperto, con gli amici più prossimi dello Sdi, prima, con l’Unione poi, in cui esprimere idee e proposte anche se non condivise da un qualsivoglia vertice sia lecito. Serve alimentare il serbatoio di idee e proposte da metter a disposizione della sinistra, e parlare con queste alla sua gente. Questa è una la strada per formare una sinistra anticorporativista, antistatalista, liberale.

Idee e capacità ne abbiamo per giocare un ruolo importante nell’area che abbiamo scelto, basta non dimenticare chi siamo.D. Menegon

RadicaliRoma

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