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Lettera di Marco Pannella al direttore del "Corriere della Sera"

Signor Direttore,

 
gran parte di giornali, oggi, non il suo, afferma il falso. Il Governo Berlusconi ha infatti respinto al Senato e, in tempo di record, alla Camera, tutti gli emendamenti che la Rosa nel Pugno proponeva, limitandosi ad un atto dovuto per confermare quanto la fine della legislatura prevista per il 29 gennaio, già assicurava: il dimezzamento delle firme necessarie per la presentazione delle liste non gradite, e di quelle oggettivamente richiedenti una cautela in difesa della serietà del gioco democratico.
        
Nella mia lettera aperta a Berlusconi, pubblicata oggi da Il Foglio, d’altra parte, non ho affatto chiesto aiuto, ma gli ho offerto il mio, nella tradizione e nella letteralità della cultura nonviolenta. Ma è comprensibile, direi inevitabile, che l’episodio venisse iscritto dalla stampa come mendicità di un pavido e astuto sofferente. La semplice cronaca documenta invece che il Ministro Giovanardi aveva ufficialmente preannunciato l’”emendamento” da più di due giorni, e che subito la RnP aveva formalmente opposto il suo totale rifiuto.
        
La RnP mostra e dimostra, in questa occasione, di essere la sola forza politica che abbia e serva il “senso dello Stato” e non la “ragion di Stato” di partiti oligarchici ormai di paraStato.
 
La dottrina, in questo caso, è pressoché unanime: la discriminazione della Rosa nel Pugno è iniqua, viola principi fondamentali del diritto, e crea conseguenze assolutamente incostituzionali e antidemocratiche. Niente di nuovo: ho dovuto usare la nonviolenza e dar corpo alla sete di legalità per ottenere dal Parlamento e dalla Camera atti dovuti, se non altro per non aggravare l’esposizione della Repubblica a continue e sempre più gravi condanne da parte della giustizia comunitaria ed internazionale, ormai infamanti per quantità e qualità.
        
Per questo, per conquistare ora tempo per l’organizzarsi della resistenza liberale e costituzionale atta almeno alla correzione di questo grave “errore”, il mio sciopero della sete non può non continuare, è onestamente necessario. Bisogna pure, per dirla con Benedetto Croce, che nella vita di una nazione vi sia pur qualcuno per cui Parigi NON valga una messa. “Messa” elettorale, antidemocratica, civilmente subalterna, cieca, “realista”.
        
Per il resto mi consenta un piccolo spazio per un dibattito che meriterebbe di divampare, e che invece stenta a esser permesso.
        
Nel patto costitutivo della Rosa nel Pugno viene indicato un trinomio di riferimento: Fortuna, Blair, Zapatero, laici socialisti liberali radicali. Il new-deal roosveltiano della seconda rivoluzione americana; il welfare concepito dal leader liberale Beveridge, e attuato dal laburista Attlee, corretto dalla Thatcher e rilanciato da Blair, sono grandi punti di riferimento della Rosa nel Pugno, del suo, del nostro socialismo. Così come i fratelli Rosselli, Salvemini, Gobetti, Ernesto Rossi, Spinelli, Colorni, Guido Calogero e Aldo Capitini, Ignazio Silone, il suo socialismo cristiano, il socialismo fabiano, il socialismo liberale, il socialismo libertario, il socialismo democratico di Saragat e di tanta parte del Partito d’Azione, dei Democratici del lavoro Nittiani.
        
Ma concludo: Loris Fortuna, il grande leader del socialismo vincente, social-liberale, marginalizzato in quanto tale dall’apparato del Partito, e oggi nella sua memoria e nel suo valore, nella sua opera legislativa tuttora, dopo un quarto di secolo, incompiuta. Certo “laicista e anticlericale” e non “laico” come altri; nessuno è perfetto!
        
Zapatero, Blair, Fortuna: proprio nulla da vedere con i 5 anni di Presidente del Consiglio (non con il socialista) Bettino Craxi. Che cerca di combattere con le loro armi (e politicamente ne muore, ne viene assassinato) PCI e DC postdegasperiana, partitocratrici; che stipula un Concordato del quale oggi il neotemporalismo e il neo clericalismo imperanti sono filiazione diretta; Craxi proibizionista neofita e eccessivo, con eredi oggi  Bossi, Fini e mezzo regime che nel suo realismo liquida il referendum Tortora con la legge Vassalli…
        
Farò io, quando il dibattito si aprirà, l’elogio del pur grande socialista Craxi. Ma non ora, di certo. O Craxi o Fortuna Blair Zapatero. Ed è irrilevante che quella politica di Governo, di quel quinquennio abbia consentito ai nemici, che tali e non avversari erano, di distruggere il PSI? Quella politica non ha prodotto anch’essa quel disastro? Fortuna, Blair, Zapatero e Rosa nel Pugno!

 

 

Marco Pannella

Lettera di Marco Pannella al direttore del "Corriere della Sera"
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