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"L'Europa non deve diventare partner del business della guerra in Sudan"

Bruxelles, 10 Dicembre 2002
Una delegazione della Troika europea è in Sudan da domenica scorsa e secondo fonti del governo sudanese nel corso di colloqui con le autorità di Khartoum ha mostrato “piena disponibilita” nei confronti delle richieste del governo di El-Beshir che ha chiesto il sostegno dell’Unione Europea “prima e dopo la firma dell’accordo di pace finale attraverso aiuti allo sviluppo ed investimenti in Sudan”. A questo proposito Marco Cappato e Benedetto Della Vedova, europarlamentari radicali della “Lista Emma Bonino”, hanno dichiarato: Negli stessi giorni in cui il vescovo di Rumbek, intervistato dalla MISNA ha detto: “Nel sud del Sudan la guerra continua. Avremmo voluto celebrare la “Pace’ il prossimo Natale, ma purtroppo è un sogno rimasto nel cassetto. Per noi, lo dico con le lacrime agli occhi, è sempre “Venerdì Santo'” l’Unione Europea, che tanto discute delle sue “radici cristiane”, apre una linea di credito ad un governo che, in nome delle sue “radici islamiche”, ha provocato la morte di 2 milioni di persone e costretto 4 milioni ad abbandonare i propri villaggi. Su quali elementi si fonda la disponibilità dell’Unione a riattivare forme di cooperazione con il governo sanguinario di El-Beshir? Cosa rende ottimisti gli inviati europei nei confronti del processo di pace che non ha fatto passi avanti sostanziali dalla firma del Protocollo di Machakos del 20 luglio scorso? Secondo monsignor Mazzolari “per i “signori della guerra”che non intendono affatto rinunciare al potere militare e ai proventi del petrolio” – dei quali il governo di El Beshir si è fatto garante durante i colloqui di pace in Kenya – “il conflitto è un business” non vorremmo che i cittadini europei ne diventino inconsapevoli partner.

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