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L'ICI e la Chiesa

Ma quale legge elettorale, il vero colpo di mano è un altro. Nell’indifferenza più totale di tutti gli organi di informazione, mentre  gli italiani erano beati e tranquilli sotto il caldo sole di ferragosto, il governo Berlusconi varava un decreto legge concernente – così recita il burocratese – “misure urgenti in materia di infrastrutture”.
Nel decreto legge, il numero 163 del 17 agosto 2005, è contenuta una norma (l’articolo 6) che prevede l’esenzione dell’ICI per gli “immobili utilizzati per le attività di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura”: si tratta di un autentico ed inaspettato regalo a tutte le istituzioni di culto d’Italia, con particolare riguardo per la Chiesa cattolica che è – come sappiamo – titolare di una vastissima proprietà immobiliare. Fino ad ora l’esenzione riguardava i beni ecclesiastici con finalità di culto (per intenderci le Chiese), ma d’ora in poi riguarderà anche gli immobili nei quali viene svolta una attività commerciale, a patto che sia in qualche modo “connessa a finalità di religione o di culto”.
Quindi stop al pagamento dell’ICI dal 2006 per una serie impressionante di immobili: oratori,  scuole cattoliche, istituti religiosi, case di cura, confraternite, associazioni di assistenza, ospedali cattolici, case di accoglienza dei pellegrini e così via. Secondo una stima abbastanza prudente, l’Imposta Comunale sugli Immobili riguardante i trentamila enti ecclesiastici che esercitano anche attività commerciali (anche se “connesse a finalità di culto”), ammonterebbe a 2 miliardi e 400 milioni di euro.
Ma non finisce qui. Tecnicamente lo scopo del decreto legge è chiarire nel senso spiegato il significato di una legge del 1992. Si pone quindi un problema: l’esenzione dell’ICI partirà dal 2006 oppure avrà effetto retroattivo? La posta in gioco è altissima, nel caso di retroattività la CEI potrà richiedere la restituzione di quanto versato dal 1993 ad oggi: ben dodici anni di arretrati ottenibili con una semplice domanda.
Il regalo alla CEI è generosamente offerto non solo dalla maggioranza che sostiene l’attuale governo, ma anche da numerosi parlamentari del’opposizione. Quando il decreto legge approderà in Aula capiremo meglio chi voterà il provvedimento, per il momento registriamo le parole dell’onorevole Egidio Banti della Margherita che non solo ammette di avere fatto pressioni al governo per inserire nel decreto legge le norme evita-ICI, ma dichiara anche che tali norme devono avere valore retroattivo. L’onorevole Banti ci regala anche un esempio di applicazione delle nuove norme: Le scuole cattoliche e gli istituti assistenziali della provincia di La Spezia, come la clinica Alma Mater, non dovranno più pagare l’ICI ai loro Comuni“.  Il collegio elettorale dell’onorevole Banti è proprio La Spezia, ma – ne siamo certi – si tratta solo di un’incredibile coincidenza.

L'ICI e la Chiesa
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