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L'inganno dell'Ulivo

  Arriva Epifani. Arrivano Prodi, Fassino e Rutelli. Il primo comunica per lunga lettera a Pannella la sua adesione alla manifestazione per l’amnistia del 25 dicembre. Il pattuglione di testa dell’Ulivo incalza il centrodestra, lo sfida ad assumere subito una posizione netta dichiarando la sua disponibilità o meno a un provvedimento di clemenza. Sembrerebbe un successo clamoroso del fronte che si batte per l’amnistia. Invece è il contrario. «Oggi – prosegue infatti la nota – lo stesso centrosinistra ha depositato una proposta limitata al solo indulto». Il testo in questione, firmato dal diessino Massimo Brutti al senato e dal responsabile giustizia della Margherita Fanfani alla camera, prevede «un indulto graduale in funzione del residuo della pena da scontare e introduce per i tossicodipendenti la possibilità di ottenere in sostituzione della pena detentiva l’ingresso in comunità e strutture finalizzate al recupero e al reinserimento nella società». Da un’amnistia degna del nome a una sorta di «indultino-bis» che verrebbe poi ulteriormente eroso nel corso dei vari passaggi in commissione e in aula.

 

 

 

 il terzetto ulivista sottolinea inoltre che il provvedimento di clemenza dovrebbe riguardare «i reati di non grave allarme sociale» (definizione quanto mai vaga e pertanto esposta a ogni intepretazione») e in ogni caso escludere «i reati di mafia, terrorismo e corruzione». Una specifica che sembra fatta apposta per garantirsi il rifiuto da parte del centrodestra. Si spiega dunque facilmente la replica di Sergio D’Elia, segretario dell’associazione «Nessuno tocchi Caino» ed esponente del comitato promotore della manifestazione del 25 dicembre: «Il gioco dell’esclusione di alcuni reati è chiaramente finalizzato a farsi dire di no e a porre una pietra tombale su qualsiasi atto di clemenza». Per noi, prosegue D’Elia, «la base, ottima, di discussione deve rimanere la proposta di amnistia fino a cinque anni e indulto di due anni presentata nell’aprile scorso dai senatori a vita Cossiga, Colombo e Andreotti, e sostentata da 37 senatori di diversi gruppi politici sia di maggioranza che d’opposizione tra cui il vicepresidente del senato Cesare Salvi».

 

 

 

 Anche l’adesione del segretario della Cgil presenta alcune zone oscure. Il testo della sua lettera è in realtà ottimo. Epifani assicura che «la Cgil considera da tempo con allarme e preoccupazione la situazione delle carceri». Cita puntualmente «l’estremo e crescente sovraffollamento, la pratica impossibilità di esercitare i diritti elementari del cittadino detenuto, il meccanismo di esclusione che portano all’ingresso in carcere e alla recidiva di fasce sociali tipicamente svantaggiate». Denuncia infine il venir meno della funzione rieducativa della pena a favore di un «carattere esclusivamente e crudelmente afflittivo della detenzione». Però glissa sulla richiesta avanzata da Pannella, quella di mettere in moto l’apparato organizzativo della Cgil per assicurare il successo della manifestazione del 25 dicembre.

 

 

 

 A questo punto è sin troppo facile profetizzare che la vicenda si concluderà come tutti i precedenti e numerosi tentativi di varare un provvedimento simile: con un nulla di fatto. Su pressione del verde Paolo Cento, la commissione giustizia della camera ha dato mandato al relatore Mornino, forzista, di verificare per martedì prossimo la disponibilità di tutti i gruppi a varare l’amnistia e l’indulto. Il guardasiglli Castelli, pur riconoscendo (bontà sua) che la faccenda è di competenza del parlamento si è affrettato a segnalare la sua totale contrarietà a ogni ipotesi di clemenza. Dagli spalti del centrodestra si sono levate, in Forza Italia e nell’Udc, alcune voci a favore dell’amnistia. Bisognerà però vedere come reagiranno all’esclusione dei reati di corruzione anche le ali del partito azzurro favorevoli al provvedimento del partito azzurro. Per ogni evenienza, il solito Bondi ha già messo le mani avanti, senza nemmeno preoccuparsi di entrare nel merito della questione. Dopo «l’attacco sferrato da Prodi» sulla legge elettorale, afferma «risulta assai difficile discutere». Del resto il fatto che proprio ieri, subito dopo il no alla grazia per Sofri, Il giornale abbia pubblicato una intervista in cui il pentito di Prima linea Roberto Sandalo si dice sicuro (senza ulteriori precisazioni) che a uccidere Calabaresi sia stata Lotta continua dice molto sulla reale disposizione del centrodestra in materia di clemenza.  

L'inganno dell'Ulivo
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