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L'Ulivo affonda l'amnistia

  «Ma dico: con quello che sta succedendo con la vicenda Fiorani-Antonveneta noi stiamo pensando a un’anmistia? Saremmo dei pazzi». Giuseppe Fanfani, responsabile giustizia della Margherita affossa così, anche ufficialmente, l’amnistia. I Ds concordano. Tutt’al più, concede Fanfani, si può pensare a un indulto limitato a un anno. E’ un copione già visto. Alla proposta di amnistia avanzata da Marco Pannella e dal comitato promotore della marcia del 25 dicembre, il centrosinistra risponde con una controproposta al ribasso, per bocciare l’ipotesi ma senza farlo vedere troppo.

 

 

 

 Puntuale arrivato, per bocca del presidente forzista della commissione giustizia della Camera Pecorella il niet di Forza Italia. «Se si vuole far seguire alle parole i fatti – replica rivolto all’Unione – è necessario che l’opposizione segua una di queste strade: o presenta anche alla camera la proposta di amnistia di Calvi e altri, che si trova al senato, oppure chiede la sospensione dell’esame delle proposte di legge alla camera per inviare un nuovo iter al senato con la proposta Calvi».

 

 

 

 L’amnistia messa in campo dal diessino Calvi è più limitata e circoscritta di quella richiesta dai senatori a vita Andreotti, Colombo e Cossiga e su cui punta Pannella. Tuttavia è un’amnistia e non un indulto. Pecorella sfida dunque l’Unione a uscire allo scoperto e a dire chiaramente se è disposta a sostenere una vera amnistia oppure no.

 

 

 

 Interrogativo retorico. Le forze dell’Ulivo non vogliono l’amnistia. «La sola strada realisticamente praticabile – conferma il responsabile giustizia della Quercia Brutti – è una legge di indulto che intervenga sul periodo finale delle pene, abbreviandole, e che consenta al tossicodipendenti, che costituiscono un terzo della popolazione carceraria, una prospettiva di recupero alternativa alla detenzione». Al leader radicale Capezzone, che si dice «dispiaciuto per la marcia indietro di Brutti», il diessino risponde assicurando che «non c’è stato alcun ripensamento. solo una valutazione realistica di quanto è veramente possibile fare in questo scorcio finale di legislatura».

 

 

 

 In realtà il gioco delle parti messo in scena dai due poli va in direzione opposta: mira a rendere impossibile qualsiasi provvedimento di clemenza, però senza dirlo. Impossibile commentare altrimenti la proposta di Fanfani, che va oltre la semplice presa in giro per degenerare nell’oltraggio.

 

 

 

 Non tutto il centrosinistra è d’accordo con la linea adottata dai Ds, dalla Margherita e da Romano Prodi. Da sinistra il verde Paolo Cento sgombra il terreno da ogni sotterfugio ipocrita: «Un atto di clemenza serio deve prevedere l’anmistia per i reati fino a cinque anni, accompagnata dall’indulto». Altrettanto limpida, anche se opposta, la posizione di Antonio Di Pietro. L’ex pm si dichiara fermamente contrario a ogni ipotesi di amnistia o indulto («Una resa dello stato di fronte alla criminalità») e chiede all’Unione di definire una posizione comune in materia, arrivando a minacciare in caso contrario l’uscita del suo partito dalla coalizione.

 

 

 

 Stamattina Marco Pannella e don Mazzi illustreranno in conferenza stampa le modalità della marcia del 25, sempre che sia confermata e a questo punto non è nemmeno più certo. Ieri, in ogni caso, si è aggiunta l’adesione del segretario della Uil Angeletti e lo stesso Brutti ha garantito che, nel caso, sfilerà anche lui. Ci manca solo che si presenti anche Fanfani perché la saga dell’ipocrisia sia perfetta.

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