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«Ma Adriano ha a cuore l'amnistia per gli altri reclusi»

  «In queste ore di trepidazione pensavo ad una cosa che valse anche per Enzo Tortora. E cioè che probabilmente c’è un legame profondo fra quello che ti viene fatto e quello che accade nel tuo corpo. Tortora diceva di sé “mi è scoppiata una bomba dentro” quando si ammalò dopo la sua vicenda giudiziaria».

 

 

 

 Daniele Capezzone, ci voleva una emorragia all’esofago perché si tornasse a parlare della grazia per Adriano Sofri?

 

 «La cosa più affettuosa per lui, più rispettosa per il capo dello Stato e al tempo stesso più vera, l’ha scritta Vincino nei suoi editoriali a matita disegnando un Ciampi anche lui preoccupato per la sorte di Adriano che dice “avevo detto chiuderò il mio mandato con dignità”. Ecco, forse manca quest’ultimo pezzettino per cogliere quel risultato. Un anno fa su iniziativa di Marco Pannella, decine e decine di giuristi di ogni estrazione sono intervenuti sulla questione della grazia ribadendo che il presidente della Repubblica ha questo potere, indipendentemente dall’azione del ministro della Giustizia. La sintesi di quelle posizioni era la formula “il presidente può. E se vuole, a quel punto deve”. Ora vediamo se vuole davvero».

 

 

 

 Proprio Pannella in queste ore ha commentato che anche il presidente Ciampi è prigioniero…

 

 «Certamente. Ciampi è prigioniero della situazione che è stata creata intorno a lui. Per riprendere l’espressione di Marco Pannella, dobbiamo liberare il Presidente da questa condizione. Ma è possibile che nel centrodestra si subisca in questo modo il ruolo del ministro Castelli? Appurato che il Presidente può procedere con la grazia senza che l’ostruzione del ministro possa frenarlo, è politicamente incredibile che il governo si renda prigioniero della scelta di Castelli».

 

 

 

 A proposito del governo, qualche crepa in un fronte prima compatto si inizia a vedere, il sottosegretario Mantovano, di An, ieri si è detto favorevole alla grazia mentre secondo il ministro Storace certe decisioni non vanno prese «sull’onda dell’emozione»…

 

 «Il ragionamento di Storace è piuttosto curioso, evidentemente l’insuccesso su pillola abortiva e legge 194 gli ha dato alla testa. Negli ultimi quattro anni, senza emozione di sorta, non si è deciso nulla sulla grazia a Sofri, non vorrei che adesso l’ulteriore colpa che gli si possa imputare sia quella di essersi ammalato… Ma al di tfori di questo, qualcuno sa spiegare che senso ha per la vita civile dell’Italia che una persona come Adriano Sofri resti in carcere?».

 

 

 

 Proprio per questo il dibattito sulla grazia, ora andrebbe affrontato e risolto definitivamente, non trova?

 

 «Certo, ma più in generale io mi auguro che questa vicenda faccia in modo che si torni a parlare del potere di grazia del Presidente della Repubblica e spero anche che si onori la volontà espressa da Adriano Sofri nei giorni scorsi in una delle ultime cose scritte. E cioè che si torni a parlare anche di amnistia. Le relazioni annuali del procuratore dell Corte di Cassazione ci dicono che il 95% dei reati restano impuniti, se a questi aggiungiamo un milione e mezzo di prescrizioni in cinque anni ottenute da coloro i quali hanno difese attrezzate e conseguentemente costose… chi va davvero in carcere? Tossicodipendenti, immigrati e poveracci. Perché la realtà del carcere oggi in Italia è una realtà di classe». 

«Ma Adriano ha a cuore l'amnistia per gli altri reclusi»
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